Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Son rimasto di pietra


Ieri notte ero da poco uscito dal cinema, ché al lunedì nella mia città costa meno ed è un modo per iniziare la settimana alleggerendone la prima serata. Avevo frainteso il titolo. Credevo fosse un drammatico proiettato nel futuro prossimo, dopo il 4 dicembre. Invece Inferno tutto sommato è un film ben più tranquillo delle tragedie prospettate da Renzi se vincerà il No. Nel lungometraggio al massimo l’umanità scompare debellata da un virus pestilenziale: un’inezia in confronto.

Comunque mi stavo incamminando a piedi verso casa.

I portici erano deserti.

Intorno a me regnava il silenzio.

A un certo punto squilla una notifica dal cellulare.

Lo estraggo dalla tasca e verifico.

A quell’ora potevo aspettarmi l’annuncio del conferimento di un cavalierato; la mia proclamazione a Cameriere segreto di Sua Santità; la cooptazione nel gruppo Bilderberg… o altre simili amenità alle quali chiunque abbia superato la soglia dei quarant’anni può ambire di diritto, come passatempo in alternativa al bricolage o alla pesca sportiva nei fiumi di montagna.

Per la verità mi sarei accontentato di un invito tardivo per una birretta, ma le mie frequentazioni son troppo serie per concedersi una bevuta di lunedì, per giunta ad ora tarda. E le loro mogli poco permissive.

Era una richiesta d’amicizia.

In questi casi di solito investo un barlume di secondo per chiedermi chi possa essere. Un lampo, utile a malapena per evocare la domanda, senza immaginare una rassegna ideale di potenziali candidati. Mi capita lo stesso quando suonano alla porta: nel breve frangente di tempo per raggiungere il citofono non focalizzo un possibile ospite, ma mi chiedo: «chi sarà mai?».

Di norma in entrambe le situazioni parto ben disposto. Al più rimando lo smacco dopo aver scoperto che l’amicizia proviene da un esercizio commerciale ignoto, o che al cancello d’ingresso ci sono i testimoni di Geova, i quali salutano sventolando “Svegliatevi!”, l’impagabile opuscolo compagno di epiche sedute nei momenti di stipsi.

Stavolta però resto impietrito e allibito.

Non ero pronto. Proprio non me l’aspettavo.

A chiedermi l’amicizia era un giornalista della RAI, con il quale un anno fa avevamo avviato insieme una collaborazione per un progetto editoriale.

L’assurdità sta nel fatto che sia morto a fine giugno!

Mi è venuto un nodo alla gola.

Voglio dire: non ero preparato a rivedermelo dinnanzi come se fosse vivo, per giunta per farsi annoverare tra gli amici di facebook!

In passato mi è successo di fraintendere della dipartita di qualcuno. Erano conoscenti che non frequentavo, e potevano passare magari mesi o anni senza aver notizia di costoro; poi succedeva che un giorno, inaspettatamente, te li ritrovavi dinnanzi.

In questi casi sgranavi gli occhi, e tra te e te pensavi: «Ma quello non era morto? Che ci fa a passeggio con il cane? Pare sia pure più in forma di me!».

Avevo sbagliato io, alla grande. È d’uopo riconoscerlo, quando giusto.

D’altronde non mi risulta che i defunti ritornino apposta per una camminata con il cane al guinzaglio, o per far la spesa. Al massimo ricompaiono di notte a tirarti le lenzuola o a fare dispetti: spostare in avanti le lancette della sveglia; spaiare i calzini; disturbare il sonno con il rumore di pesanti catene e, se in vena, sussurrare degli interminabili «uuuuuuuuuuuuh».

Ma qui c’era un amico defunto che mi chiedeva di aggiungerlo alla mia lista. Se avessi accettato cos’avrebbe fatto? Mi rispondeva «grazie per l’amicizia»?

Ci è voluto un attimo per realizzare che sotto il nome c’era scritto – tra parentesi – “Per sempre”.

È un account commemorativo, e immagino che sia stato creato con le migliori e più lodevoli intenzioni.

Ciò non toglie che l’ideatore, pur in buona fede, non abbia messo in conto l’impressione per nulla positiva procurata a chi si ritrova sullo schermo un morto ben conosciuto in vita, che adesso gli chiede l’amicizia.

Ti spiazza, sgomenta. E nemmeno pensi sia un fake, perché è assurdo rubare l’identità di un personaggio così noto.

Sarebbe bastato un messaggio privato, da parte di chi gestisce il suo profilo postumo, per spiegarne le motivazioni. Anche perché così avrei compreso meglio il perché dell’iniziativa.

Invece ti appare come Banquo. E sortisce il medesimo effetto.

E dire che di lui si ricorda il ruolo di giornalista: l’insegnamento più palese che ci ha lasciato è l’importanza di coltivare una buona comunicazione.

Che poi è altresì – almeno per me – il modo migliore per onorarne la memoria.

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