Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Su questo giorno struggente


Mi verrebbe da pensare che sia uno strano scherzo del destino – o del calendario liturgico – che nel secondo e nel penultimo mese dell’anno ci siano due feste tutto sommato neppure troppo dissimili, poste in maniera quasi simmetrica.

Sia san Valentino sia il giorno dei Morti sono accomunate dall’amore per qualcuno, e di solito è prassi portare dei fiori. L’innamoramento in genere defunge o si deteriora dopo un certo lasso di tempo, come capita al corpo dei più, mummie egizie e pontefici esclusi. Quasi per tutti, ovvio: c’è infatti chi si ritiene immortale e vive come se fosse eterno. Beh, c’è pure chi sostiene di nutrire il medesimo trasporto coinvolgente e passionale di quando era fidanzato, allorché ti svolazzavano le farfalle nello stomaco solo al pensiero della persona amata… il tempo pareva fermarsi mentre si stava insieme… le effusioni partivano da una carezza e finivano in un amplesso da favola. Anche solo mentalmente, laddove le circostanze impedivano di concretizzarlo sul momento.

È il giorno deputato… porti il mazzo di crisantemi, e se sei in vena spendi anche quattro parole dinnanzi al suo volto.

Oppure passi dal fioraio, o magari incontri il venditore ambulante  la più compiuta espressione della nostra contemporaneità – compri le rose, poi ti vedi con l’anima agognata, e se sei in vena sciorini una frase melensa davanti al suo sguardo compiaciuto.

Sia chiaro: son ben felice per tutti coloro che festeggiano con virulente fervore.

Trovo genuino constatarlo nelle coppie giovanissime. Mi ricordano i figli di papà che frequentano i centri sociali con la più convinta fede nel sovvertimento del sistema; li rivedi qualche anno dopo al bar alla moda per l’aperitivo: sorseggiano Bloody Mary e raccontano dell’ultima loro vacanza a Formentera, o dei bei tempi che furono alla Leopolda.

Disilluso? Manco troppo: basta metterlo in conto insieme al mito dell’anima gemella o dell’amore eterno.

Invece mi rattrista constatare che alcune persone risolvano la questione bollando come fedifraghi, cornuti, adulteri coloro che festeggiano il 14 febbraio, quasi che la ricorrenza sia fatta apposta per mettersi reciprocamente l’anima in pace con un cioccolatino Perugina.

I single non per scelta fanno letteratura. O si chiudono in un sepolcrale silenzio, calandosi in un ascetico distacco dall’evento, oppure per loro questo assurge al giorno più tragico e tormentato dell’anno: un po’ come quando un calvo passa davanti alla vetrina di un parrucchiere e l’occhio gli cade tragicamente sulle poltrone occupate, dove il barbiere modella folte chiome a suon di forbici. Ti si stringe il cuore osservando i copiosi ciuffi sul pavimento.

Poi ci sono quelli come me. Per lo meno, parlo dal mio opinabile punto di vista: non festeggiavo la ricorrenza neppure quando ci si frequentava da giovini. È il dramma di chi, agnostico, non solennizza manco il proprio onomastico, figuriamoci un santo dal dubbio profilo agiografico!

Quindi mi procura la stessa fregola del giorno della commemorazione delle Forze Armate per aver difeso i sacri confini della Patria. Lo dico da obbiettore di coscienza.

Eppure… eppure sarebbe una tragedia epocale se fosse un giorno come gli altri: voglio dire, già tocca – a un certo punto della vita – scoprire che Babbo Natale non esiste, ed è un trauma… figuriamoci se, una volta cresciuti e maturi, mettessimo in dubbio la valenza del 14 febbraio!

______________

L’illustrazione “The Kiss, in the wrong place and time”, from “The Kiss”, Francesco Hayez è di Daniele Urgo, meglio conosciuto come DONE, che ringrazio per la gentile concessione che mi ha dato all’uso.

Colgo l’occasione per invitarvi a vedere i suoi lavori:

https://www.behance.net/done_  e http://doneart.altervista.org/ ne vale la pena!

Lo trovate anche su fb: https://www.facebook.com/doneartivist/

______________

Ti è piaciuto l'articolo? Puoi condividerlo:
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: