Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Sulla morte dei grandi uomini. E della loro estinzione.


Stiamo assistendo alla scomparsa di intellettuali, di pensatori, di illuminati con un ritmo perfino più frenetico dello scioglimento dei ghiacci polari. A parte l’umano cordoglio per la persona, ho l’impressione che non ci si preoccupi di un fenomeno che presto si manifesterà in tutta la sua drammaticità. Perché a fronte di un incremento di natalità dell’intramontabile madre che è sempre incinta, diminuisce la presenza di chi nella vita ha scommesso sull’opportunità – sconosciuta a parecchi – di usare la propria testa e di arrischiare a trarne qualcosa che non sia solo guadagno monetario o potere.

Appena decede uno di costoro, immediatamente e con lacrime torrentizie spuntano citazioni, aforismi, frasi del personaggio passato a miglior vita, ad imitazione della Natura, la quale dopo il temporale tappezza il sottobosco di funghi, talvolta mangerecci, sovente indigesti, addirittura nocivi.

Non può che far piacere, perché la presunta e pessimista credenza che nessuno più conosca le opere letterarie; che non si sappia né leggere né scrivere; che siamo un popolo d’ignoranti… è sfatata dal florilegio di rimandi ai lavori intellettuali dell’autore. Finché il cadavere è ancora caldo, o appena appena tiepido, è una marea di condivisioni e commenti dei novelli gioviani, serviti come il tè, insieme allo struggimento affranto per la sua dipartita, ad uso di chi gradisce macchiarlo con il latte.

Umberto Eco prima e Dario Fo oggi ne sono un esempio lampante, nonostante parecchie delle loro fatiche non fossero proprio accessibili, per lo meno per me – soprattutto del secondo – del quale confesso lo sforzo nel leggere le opere intrise di trasposizioni dialettali, per giunta spesso rielaborate. La risurrezione di Lazzaro, nel Mistero Buffo, la ricordo perché rientrava tra i lavori che un tempo suscitavano un mio interesse per l’argomento, ma non fu così immediata come mi è, ad esempio, la nuova riforma costituzionale.

Sarebbe improprio fare il processo alle intenzioni, e fuori luogo pensare che una fetta – non tutti, sia chiaro –  di chi pubblica con sperticata affezione abbia mai assistito a uno dei suoi spettacoli, figuriamoci leggerne i testi. Comprendo però che il prenderne in prestito ex contactu una pur esigua parte dia la vacua illusione di acquisire un certo qual deferente rispetto, da parte di chi ha l’accortezza di coglierlo.

Meglio piuttosto constatare che la quotidiana ostentazione di una caparbia avversione ai congiuntivi; dell’allergia alla punteggiatura, alla sintassi e alla grammatica; di uno sprezzo viscerale per frasi di senso compiuto – di per sé palese misconoscimento della pratica della lettura – siano soltanto il frutto della radicata modestia italica. Infatti, appena esala l’ultimo respiro un intellettuale, s’assiste al ribaltamento, come se un moto collettivo d’identità culturale rivendicasse il proprio legittimo spazio nel mare magnum dei social network.

E fin qui ben venga, appunto, anche perché sortisce l’effetto:

  1. d’incuriosire coloro che neppure sapevano chi fosse il personaggio scomparso perché costui non frequentava trasmissioni gettonate all’insegna di grandi fratellanze, d’isole delle Esperidi, di connubi virili e femminei;
  2. di farci sentire – noialtri – ancor più ignoranti di quanto già non siamo perché non abbiamo palesato in pubblico alcunché, inducendoci dunque all’emulazione, non fosse che per vergogna;
  3. di fungere da compendio, senza costringerci all’indigestione di baci perugina nella chimerica utopia di rinvenire le medesime citazioni stampate nell’involucro.

Il fenomeno drammatico di cui accennavo in premessa a questo delirante articolo lo presagisco, con inusuali doti da veggente, constatando che gli intellettuali non abbondano come i panda. Pertanto, se non corriamo ai ripari in tempo, saremo inondati dalle citazioni di personaggi pur famosi – se non di più – ma di ben differente natura.

Siccome la società ha una predisposizione camaleontica ad adeguarsi ai nuovi modelli di riferimento, e poco importa che siano al ribasso, se non incentiviamo la venuta di nuovi pensatori; se anziché riconoscerli li si bastona alla prima occasione soltanto perché riflettono e dicono ciò che andrebbe urlato… un giorno che spero comunque lontano ci toccherà postare e leggere taluni tweet riesumati per l’infausta occorrenza del momento al pari di citazioni memorabili.

*  *  *

PS. Dario Fo mi piace ricordarlo come esempio statuario di critica al sistema, alle consuetudini incancrenite e moraliste della società; paladino della libertà di pensiero. Tutto il resto lo lascio agli eruditi:

“buon pro’ vi faccia”.

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