Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Tertium non datur


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Sabato 7 giugno ci sarà la parata del Roma Pride nella capitale: l’ho scoperto ritrovandomi sotto gli occhi la foto dei visi di Vendola e del suo compagno (mai accezione partitica ebbe significato tanto pregnante!) dipinti con i colori dell’evento. Mi sembra un’ottima idea, che spero verrà esportata anche in altri contesti: il presidente Napolitano con una strisciata tricolore sulla fronte per la festa della Repubblica avrebbe un suo perché, così pure il papa con il viso pintato a gocce rosse, per sensibilizzarci nel Venerdì santo sulla via Crucis. Il Pride dunque non si svolgerà nella mia città bensì a Roma. Spiace, ma una triade di motivi ne deve aver inficiato l’organizzazione dalle nostre parti.

Primus: una fazione politica locale sostiene che, per come sian andate finora le cose, la città appaia in declino, al punto di erodere gli scogli e le spiagge della romantica isola felice. Ovvio che con questi presupposti di precarietà non si possa competere con la città “eterna”: il crocevia del mondo ha spodestato il crocevia della Granda.

Secundus: cade alla vigilia del ballottaggio. La sfilata di carri allegorici può compromettere gli esiti delle accurate strategie politiche nostrane. Nei Pride infatti non sono inusuali certi rimandi alla sodomia… figuriamoci se qui non ci sarebbe chi la strumentalizza a proposito delle promesse elettorali.

Tertius: già si respira il clima da palio e due sfilate in un solo mese, entrambe comprensive di uomini con vestiti, gonne corte, calzamaglie, potrebbero generare confusione.

Se non fosse stato per questi triplici motivi, non avrei dubbi che un evento del genere, seppure in versione ridotta, si sarebbe proposto e concretizzato.

Dopotutto una lista civica locale ha espresso nero su bianco nel suo programma l’apertura mentale che ci contraddistingue in merito al tema. Era speranzosa nel riscontro spassionato della comunità di cui si faceva voce:

«… vogliamo istituire il Registro delle coppie di fatto e modificare le delibere che governano le politiche familiari in modo da considerare i legami affettivi a prescindere dal genere. Occorrerà quindi approvare una delibera comunale che equipari questa nuova concezione della famiglia in tutti i regolamenti che ne definiscono i diritti e i doveri. Ad esempio nel campo dell’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, in casi di emergenza abitativa, o nel caso del regolamento dei cimiteri» [in Programma elettorale della lista civica “Fossano Futura”, cap. 4, par. II].

Nessuno può tacciarmi di partigianeria alla vigilia del ballottaggio per la citazione dal programma.

Questo perché la risposta della collettività è stata poco più di un sussurro. Quasi afona. Dunque? Beh, il candidato a sindaco di quel gruppo di uomini e donne idealisti non entrerà neppure in consiglio comunale. Inoltre nessun apparentamento è stato loro proposto. Dopo tutto, se il termine “compagni” si è già visto quanto possa apparire ambiguo… figuriamoci il classico “mettersi insieme”! Avrebbe fomentato pruriginose dicerie da paese.

Le idee sono importanti, ma è meglio non alimentarne di “strane”.

Non qui, crocevia della Granda.

 

 

 

Immagine di Maerten van Heemskerck, La parata trionfale di Bacco, 1537 c.

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