Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Tra l’uno e l’altro, non scelgo il peggiore. Mai.


Pensavo che gli episodi di violenza visti a Milano la scorsa settimana finissero molto prima nell’oblio, a favore dell’Expo o del meritato successo dell’altra esposizione, quella sacra e devota della Sindone a Torino. Invece se ne parla ancora. Sui media come sui social. L’universale, indignata e accorata condanna di questi efferati episodi me li rende ancora più odiosi, e non potrebbe essere diversamente, allorché una moltitudine li esecra con tanta veemenza. Fin dai tempi di Pilato, che propose la scelta tra Barabba e Cristo, è verosimile attribuire alla folla il giudizio più attendibile. Dopotutto ci si può comportare in modo tanto bestiale per condannare il sistema? Proprio che la storia non ci insegna nulla. Il primo movimento sovversivo di massa dell’Età Moderna prese vita nel Cinquecento, nella campagne germaniche. La rivolta dei contadini. In quei bei e radiosi tempi, se un contadino veniva sorpreso a cacciare di frodo, il suo signore faceva scuoiare il cervo o l’animale selvatico catturato e ordinava di rivestire il bracconiere con la carcassa della bestia. Lo si legava come un salame e poi gli si dava il largo. Poco dopo venivano sciolti i cani – non propriamente dei Chihuahua, sia chiaro – che si trastullavano con il malcapitato. Gli esiti li lascio alla fantasia di ciascuno; non occorre che sia troppo fervida. Queste e altre amenità rendevano la vita nel contado una sorta di paradiso terrestre. Ma l’essere umano, che non sa mai accontentarsi e farsi bastare l’aria che respira, ecco che diede vita a una manifestazione di violenza al paragone della quale i teppisti milanesi sono scout in un’esercitazione festiva. Violentarono monache, bruciarono chiese e castelli, depredarono i benestanti, in una furia resa cieca dalle predicazioni apocalittiche. Fecero una brutta fine: i canali e i ruscelli della fiorente campagna teutonica si arrossarono del loro sangue.

Mi viene in mente, di qualche secolo dopo, l’altro deprecabile momento storico in terra di Francia. La ghigliottina, che sarebbe ben servita ad affettare pancetta, lardo e prosciutti, fu usata per mozzare teste. Possibile… arrivare a tanta esagerazione? Re, regine, duchi, marchesi, conti, baroni, cavalieri, prelati di ogni ordine e grado passati a fil di lama. Ma c’era davvero bisogno di giungere a simili estreme soluzioni? Tutto questo per mera invidia. Il fatto che una fetta della società si concedesse il lusso di mangiare più volte al giorno, di sollazzarsi e di vivere spensieratamente sotto le auliche parrucche incipriate, era fumo negli occhi per coloro ai quali la divina provvidenza concesse l’opportunità di guadagnarsi il Paradiso con un po’ di sofferenza aggiuntiva in questa valle di lacrime. Non esisteva facebook altrimenti le bacheche sarebbero state inondate dalla più scontata indignazione, con tanto di selfie a ogni calata di lama o per una qualsivoglia testa alzata in alto dal boia. Me li immagino gli hashtag del tipo: #perderelatesta o #uncolpoevia!

Non è il caso di fare il saccente sulla storia: pochi giorni addietro abbiamo festeggiato la Resistenza. 70 anni fa a dare una mano per liberar l’Italia furono i partigiani. Che non a caso vennero definiti “banditi” dai loro antagonisti: vivevano in montagna, attaccavano senza nessun rispetto delle regole belliche, comparivano d’improvviso, e non per lanciar coriandoli o petali di rosa. Azioni fulminee, sanguinarie, da “mordi e fuggi”. Diversi vivevano in città e sabotavano impianti, vie di collegamento, strutture statali. Le persone dabbene se ne stavano in casa; proseguivano la loro ordinaria vita senza dar fastidio a nessuno; la domenica andavano a messa con i baffetti impomatati o il belletto sul viso; gli abiti inamidati che profumavano di lavanda; i bambini in ordine e puliti.

Oggi questi scriteriati assaltano il “Sistema” proprio durante un evento che ha fatto e farà della nostra Nazione un modello di successo, di serietà, di competenza. Potrebbero marciare come tutti; organizzare sfilate pittoresche; degli scioperi programmati; dei cortei festosi a suon di musica. Cosa ci sarebbe di più efficace? Migliaia, milioni di persone allegre, con striscioni ironici, con caricature e cartelli di sfottò: questi, solo questi, sono i mezzi più idonei per abbattere un sistema. I potenti li temono come il diavolo l’acqua santa. E anche se nessuno di noi si accodasse a queste manifestazioni pacifiste e democratiche, il nostro apprezzamento sui social di sicuro sarebbe un’ulteriore sferzata a quell’ordine prestabilito contro cui la società s’indigna. Già, perché la società s’indigna, eccome. Lo sento e lo leggo di continuo: contro l’impossibilità di eleggere i propri rappresentanti; contro i governi che si creano da soli; contro l’economia globale e la finanza che non ci rende nemmeno più padroni di disporre dei nostri risparmi; contro l’informazione serva e imbavagliata… e via dicendo. E così pure ci s’indigna contro i teppisti – i terroristi – che mettono a ferro e fuoco il centro, il simbolo, il fiore all’occhiello dell’imprenditoria made in Italy.

Mi accodo anch’io, senza esitare un secondo. Perché puntare il dito verso chi fa il lavoro sporco al posto mio è ancora più appagante che limitarmi a imprecare genericamente contro il sistema: mi fa sentire protagonista. Di più… mi fa dire: «Barabba a me sta simpatico».

Immagine tratta da "Give us Barabbas!", from The Bible and its Story Taught by One Thousand Picture Lessons, 1910.
Ti è piaciuto l'articolo? Puoi condividerlo:
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: