Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

TTIP: libero scambio, senza filtri


Mi stavo sorseggiando una birretta al bancone del pub, qualche sera fa, quando il gestore del locale, nonché caro amico, m’ha chiesto cosa pensassi del TTIP.

Ho accolto la domanda con la stessa compiacenza che avrei riservato al quesito sull’improcedibilità all’infinito di Tommaso d’Aquino: un profondo sospiro – ehhhhhhhhhhhh – e una smorfia di velato disgusto, abbastanza ambigua da lasciar perplesso l’interlocutore se fosse indirizzata all’oggetto della richiesta o alla richiesta in se stessa. Poi una pausa, nella speranza che lui riprendesse il discorso o che – ancor meglio – lo cambiasse del tutto, magari su argomenti più confacenti alla situazione. Tipo: il tempo; la proliferazione incontrollabile delle ragazze che “se la tirano sempre più”; la sciagura inarrestabile dei risvoltini ai pantaloni o altri drammi esistenziali che attanagliano la società odierna.

A una certa ora, con un boccale spumeggiante dinanzi e la smania di fumare una sigaretta, ti senti fuori luogo ad affrontare un tema nebuloso, almeno di non essere un addetto ai lavori o la ministra Boschi intenta a perorare il Sì al referendum costituzionale, per cui conta soltanto spararle grosse.

Eppure il TTIP sta per arrivare sulla bocca di tutti: manca poco al suo ingresso trionfale nelle conversazioni dalla pettinatrice. In birreria già c’é.

Bisognerebbe dunque iniziare a informarsi per bene, non fosse che per dimostrarci all’altezza nel bel mondo; durante una partita a bridge; in coda alle latrine degli autogrill.

Uno sguardo per la verità l’ho giù buttato, nella remota speranza di fare un figurone all’occasione ventura, anziché dar fiato ai polmoni, o prender tempo come in questa circostanza.

Tanto per cambiare però il primo approccio è stato infruttuoso, perché sono incappato in informazioni tipiche dell’italica tendenza all’estremismo: o è una sciagura o è un vantaggio mai sperimentato fino ad oggi. Aspetterò che il Governo mi rassicuri che pure Garibaldi sarebbe stato favorevole, da eroe dei due mondi qual’era, per farmi un’idea più convinta.

Al momento mi tocca la sfuggente incognita di colui che non sa. Una condizione piena d’insidie, perché in questo stato è facile lasciarsi suggestionare dalle impressioni.

Così… non gioca a suo favore l’avere una sigla che inizi con la T e che per assonanza, almeno a me, ricordi la TBC.

Di contro, dovrebbe essere noto che uno dei grandi vantaggi del libero scambio sarà il poter consumare alimenti OGM. Non sappiamo di eventuali effetti collaterali su di noi nei decenni a venire, ma pure con l’Italicum ci rassicurano sui benefici di una maggioranza del 55% per chi vincerà: perché allarmarsi? E poi chissà che gli alimenti geneticamente modificati tra qualche anno non ci faranno spuntare delle maestose corna: un alibi perfetto, e la colpa sarà imputabile alle scorpacciate d’insalata o di tacchini americani.

E che dire dell’opportunità di gustare la carne d’oltreoceano ben siringata d’antibiotici? Quelli in uso da noi tra poco saranno inidonei per debellare batteri sempre più tosti, quindi mi piace immaginare che una bisteccona di bisonte supplirà alla grande ai farmaci attuali, concentrati in una minuta pasticca. La si dovrà mangiare due volte al giorno, a distanza di dodici ore una dall’altra.

E ce ne sarà pure per i vegetariani e per i vegani, giusto perché sarebbe iniquo dare ai consumatori di carne l’opportunità d’imbottirsi d’ormoni e non riserbare niente a loro: l’uso del glifosato dovrebbe compensare il divario. Per la verità ormoni e diserbanti non sono una novità manco qui, ma con il libero scambio sarà un valore aggiunto godere dei prodotti americani. Dopotutto non mi risulta che né Eataly né Slowfood abbiano mai promosso prodotti di coltivazione o d’allevamento derivanti dall’uso della sola ed esclusiva acqua di Lourdes, per irrigazioni e abbeveraggi, e per rese miracolose senza indicazioni controproducenti.

Mi pare d’aver inteso che il TTIP tutelerà le multinazionali dalle scelte dei nostri governi, che oggi potrebbero dire una cosa e domani farne un’altra, danneggiando gli investitori. In merito c’è un’alzata di scudi, presumo per difendere l’onorabilità degli Stati, che notoriamente son tutto d’un pezzo quando legiferano. Per il resto, ho sempre pensato a una rarità il fatto che uno Stato danneggiasse una multinazionale, anzi, ero convinto che dopo averla ben omaggiata per decenni e decenni di contributi, incentivi, sussidi… nel momento in cui la stessa decide di localizzare altrove… fosse buona creanza per il Paese ospitante scusarsi per il non bastevole servilismo.

Ci dev’essere chi non la vede in questa maniera e vorrebbe porvi rimedio con il TTIP, previo l’affinamento di qualche insignificante clausola sull’arbitrariato internazionale.

Sono ottimista e confido che nessuno abbia il cattivo gusto di riportare in auge concetti anacronistici come la “sovranità nazionale”. Siamo in era postglobalizzata: l’antiquaria lasciamola ai collezionisti.

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3 Commenti

  • Un tema sempre più dibattuto – anche se in effetti l’informazione in merito spesso non è delle più chiare!

    In ogni caso, fra “The Donald” e “The Bern” negli Stati Uniti e i loro emuli europei, per l’accordo la strada potrebbe essere più in salita del previsto, chissà.

    • Luca Bedino

      Il tema, nello specifico, esula dalle mie competenze, per cui sono consapevole di quanto si corra il rischio di scadere nell’emotività o nel pressapochismo. Sono contrario alle barriere doganali, figuriamoci allo scambio in ambito globalizzato. Però mi preoccupano i risvolti a danno dei produttori locali; l’inconsapevolezza dei più nel consumo dei prodotti; la supremazia extranazionale delle grandi lobbies, per le quali la filantropia, come ovvio, non è nell’agenda delle loro priorità. Confido che le tue previsioni abbiamo un riscontro e che possa prevalere – lo scrivo con spirito utopico – l’interesse per l’umanità e non per le mere speculazioni.

      • Concordo; il Trattato potrebbe anche contenere degli elementi positivi, ma mi pare di capire che l’approvazione sia una questione di “tutto o niente”: e se le voci di “super-business” messi in grado di scavalcare eventuali leggi nazionali sgradite fossero vere, forse sarebbe davvero il caso di dar ragione ai “populisti”, una volta tanto.

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