Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

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Un anniversario di titanio, se fosse quello di nozze.


La questione di base che mi si pone nel festeggiare una ricorrenza è di capire quanto mi stia a cuore: è bello vedere i ragazzi da poco innamorati che non si fanno sfuggire l’occasione per festeggiare «un mese che stiamo assieme», poi 2-3, e se proprio è una storia con i fiocchi si arriva a 6. Sono presi, come è giusto che sia, e ogni pretesto è buono per rimarcare la storia d’amore, o l’infatuazione, spesso. Dodici mesi cominciano già a risentire dell’ingessatura del termine “anniversario”: a chi te lo comunica con virile soddisfazione ne seguono altri che lo sussurrano con un certo imbarazzo; talvolta perfino con rassegnazione. Eppure si può dimenticare un compleanno o un onomastico, ma un anniversario scordato subisce l’onta della lesa maestà. Va festeggiato. Con o senza voglia. Chi è sposato ne sa qualcosa. Sorvolando per umana pietà su quelli dai nomi ridicoli: di carta, di ferro, di bronzo… che ti mettono la pelle d’oca solo a pensarci… restano gli anniversari canonici: di cristallo, d’argento, d’oro. Beh, in questi casi credo che anche al più cinico, per il fatto che la ricorrenza rientri in una celebrazione differente, ritorni l’entusiasmo affievolito negli anni precedenti. Come se si fossero risparmiate le energie delle occasioni ordinarie per incanalarle nella celebrazione più ufficiale.

Quest’anno festeggiamo tutti il 70° Anniversario della Liberazione. Da decenni ricordo il XXV Aprile nella mia città come un evento da calendario, e per fortuna della banda musicale, altrimenti di poco si discostava da una marcia funebre. Fatto con le migliori intenzioni, non c’è dubbio, ma ormai ripetitivo, incasellato in rituali prefissati, sempre gli stessi. Non c’era occasione migliore per far passare l’idea che la Resistenza fosse un retaggio del passato, da relegare nella memoria come le guerre puniche, il passaggio del Rubicone o la più “recente” presa di Porta Pia. Insomma, avevi l’impressione che si praticasse per mero rispetto dei pochi partigiani ancora vivi. Una questione di buona creanza. Ovvio che non è così, ma almeno a me sembrava che, nel momento in cui l’ultimo dei combattenti concittadini avesse malauguratamente rassegnato l’anima, il XXV Aprile sarebbe diventata una delle rare festività lavorative, magari da godersi di più se fungeva “da ponte” a fine o inizio settimana. Invece per questo 70° Anniversario mi basta gettare un occhio sulle iniziative nazionali e non solo indette dall’ANPI, o osservare quanto sta organizzando la mia città, per ricredermi. E’ tutto un coinvolgimento di forze, di energie, di giovani fantastici. Con alcuni abbiamo pure realizzato un promo di 40 secondi per l’evento, che dalle mie parti si terrà il 24 sera, e viene diffuso come anteprima nelle proiezioni cinematografiche.

E’ altresì sorto un gruppo su fb #resistoacosa? Nel gruppo – io come altri – abbiamo invitato amici. È naturale. Due da me inseriti hanno risposto che si sarebbero tolti perché non ne condividevano lo spirito. Lo hanno fatto con estrema correttezza e senza il benché minimo risentimento per l’inclusione erronea. L’ho apprezzato molto: segno di rispetto reciproco. Mi è rimasto però un tarlo in mente. Non so. Sarà che quando ci si inserisce in un’ottica di idee e ci si fa coinvolgere dall’entusiasmo per l’iniziativa, anche grazie ai tanti che la condividono… forse perdo lucidità e dò per scontato che sia naturale festeggiare il ricordo della Liberazione dal nazifascismo; sarà che amo così tanto la democrazia, l’opportunità di poter dire la mia, la bellezza di vivere senza il timore di essere spiato o denunciato per le mie idee, il piacere di convivere con amici di provenienza differente dalla mia «razza» (e il solo scrivere questo termine mi dà la nausea); sarà che senza il bisogno di rievocare le nefandezze di un’epoca che vorrei mai più tornasse mi basta pensare ai miei due nonni tornati l’uno dalla guerra di Russia e l’altro dall’Albania, che soltanto a accennare a quell’esperienza si chiudevano in se stessi e ammutolivano pur di non dover toccare il discorso, sebbene a distanza di decenni, tante ne dovettero aver viste e subite grazie all’impresa bellica… ebbene, non mi capacito che non ci si possa trovare a proprio agio tra chi sta preparando i festeggiamenti per questo Anniversario, senza voler dare alcun connotato politico o ideologico di parte.

Spero in cuor mio che vengano comunque alla festa: non per la presunzione di convertire chi la pensa diversamente, ci mancherebbe, ma per la convinzione che sarà coinvolgente a tal punto che – mi piace pensare – sarà apprezzata anche da loro. Fosse solo per una volta.

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1 Commento

  • Luca, finalmente ho visto il video, è come lo immaginavo (anche se essendo presente alle riprese, poco mi sono sforzato a immaginare) come sai non sarò presente alla serata del 24 per quell’impegno a cui non posso mancare… Ti confesso che più si avvicina la data e più mi rosica non esserci, so l’entusiasmo e l’impegno che ci stai mettendo e che sempre ti caratterizza. Sarà una serata molto toccante e bella. Pazienza, me la dovrete raccontare in differita… In bocca al lupo (come si dice…). Sandro

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