Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Un antidoto per vincere la paura


Paura: uno dei pochi stati d’animo che riesce a coinvolgerci sia individualmente sia come gruppi sociali, d’improvviso e in modo incontrollato.

Ci pensavo stamattina, dopo aver sentito delle vicende a Torino.

Uno di quei classici casi in cui sarebbe stata infondata, al pari, da piccoli, dell’uomo nero in visita alla nostra cameretta o al mancato regalo di Babbo Natale perché non ci comportammo da bravi bambini; oppure – crescendo – quella di non superare l’esame di scuola guida o, più avanti, di non trovar moglie.

Eppure è reale nella sua percezione, tanto da mandare nel panico un’intera folla.

paura

Di sicuro non ne sarei stato esente manco io, perché un conto è valutare a freddo… un altro è trovarsi nella situazione.

Il danno in termini di feriti è stato grave al pari di un attentato: chi sta seminando fobie in tutt’Europa comincia a riscuotere gli interessi.

La responsabilità sta pure nel modo di comunicare le tragedie, e nella pruriginosa smania di renderle più terrificanti di quanto già ci metta di suo la realtà.

La paura adolescenziale di non piacere a qualcuno si acutizza o si smorza a seconda se le persone accanto sottolineano certuni difetti o, invece, li minimizzano, magari valorizzando di più i pregi.

Si supera il timore e al posto della paura nasce la fiducia nelle proprie opportunità di far colpo. In caso contrario ci si chiude in camera e si vive davanti a un pc, o – peggio – si smette di vivere, perché la paura di essere respinti ci annienta.

Vale un po’ per tutto: la paura dell’altro non la si supera di sicuro enfatizzando le proverbiali doti nascoste di alcuni di loro o le fantasiose narrazioni sulla fede accorata di una minoranza, oppure l’indole assassina e malefica dei discendenti dei quaranta ladroni. Basta fare lo sforzo di conoscerli di persona, oppure di guardare ai molti che qui vivono, lavorano e ci sono vicini di casa per sfatare retaggi inconsistenti come una bomba nella torinese piazza San Carlo.

Dalle mie parti c’è chi si direbbe che tragga godimento nel gridare a squarciagola “al lupo, al lupo” per ogni furto avvenuto nei paraggi, pur di distillare paura negli animi quanto, un tempo, avrebbe fatto un predicatore dal pulpito additando voraci fiamme dell’inferno, tenute vive apposta per noi miserabili peccatori.

Con la paura si governa meglio

Lo sa il marito e padre di famiglia manesco, davanti al quale non si sente volar una mosca per paura delle percosse; l’applica a dovere il padrone sui suoi dipendenti, esigendo sforzi disumani e schiacciando i diritti dei lavoratori, proni e chini per paura di perdere il posto; la diffondono quei politici che additano la parte avversa come foriera delle peggiori calamità, per indurre al consenso gli elettori, timorosi dell’apocalisse se vincessero gli altri.

La paura unisce, crea un’identità, sebbene in negativo e castrante.

Per quanto assurda, la paura del “diverso” riesce a far leva, sebbene a me resti inspiegabile… come se l’essere gay o lesbica potesse arrecare dei danni a chi non lo sia. Al meno di valutare l’ipotesi che facciano paura perché, vedendoli alla luce del sole, costringano a ripensare a se stessi e ai problemi irrisolti della propria identità.

Che poi c’è modo e modo di rapportarsi alla paura.

Uno dei più diffusi è di camuffarla: anziché affrontarla e sforzarsi di vincerla, la si scimmiotta.

La paura d’invecchiare la si distorce trasformando l’inesorabile trascorrere degli anni su di noi in una parodia della giovinezza.

Quella della morte la si esorcizza con uno stile di vita che pare la vittoria dell’eternità sulla finitezza dei mortali. Pare soltanto, perché sfidare il Tempo è come reclinare una clessidra illudendoci così d’aver fermato il fluire delle ore soltanto perché i granellini di sabbia non scendono più.

pauraCiascuno ha una sua paura, o più d’una: è inevitabile.

Spero però che, se non proprio a vincerla, ci riesca almeno di ridimensionarla: in fin dei conti una lampadina accesa nel buio della cameretta ha saputo tenere a bada l’uomo nero ben più del nasconderci sotto le coperte, tremando e incrociando le dita che non passasse da noi quella notte.