Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Un brindisi agli sposi!


 

La vittoria dei “sì” nel referendum irlandese sui matrimoni gay è come l’aver incastrato un tassello in più in un puzzle che raffigura la civiltà evoluta. L’isola cattolicissima adesso non sarà ricordata solo per la sua birra, le pecore, i castelli infestati dai fantasmi, le lande verdissime e i folletti. L’Italia resiste, invece, baluardo e modello di sani principi: la questione morale è un lontano ricordo nella politica, nella vita di tutti i giorni, nell’educazione di ciascuno, ma si conserva cristallina a proposito della potenziale devastazione della famiglia tradizionale, che avverrebbe qualora ci si potesse sposare tra uomini o tra donne.

I matrimoni tra lo stesso sesso porteranno vantaggi anche all’economia. Lavoreranno di più i fotografi, per le cerimonie; le ditte produttrici di confetti; le fioraie; i ristoratori; i negozi dove fare le liste nozze; le agenzie di viaggio per la luna di miele. Ovvio che ci sia sempre un lato negativo: a rimetterci saranno gli impiegati comunali, costretti a intensificare le proprie mansioni per le trascrizioni di Stato civile. Certamente cominceranno a sfregarsi le mani gli avvocati divorzisti, che tra qualche anno avranno lavoro aggiuntivo.

Azzardo a mettermi dalla parte di chi ha perso. Mi pare giusto almeno tentare di immedesimarmi nei difensori dell’ortodossia cattolica. Impresa non facile perché per provare il lacerante dispiacere, per accomunarmi all’urlo di dolore, per sentire la tragedia, dovrei vivere il dramma in prima persona. D’altronde non intendo rispolverare la solfa dell’unione contro natura o dello scandalo di avere come dirimpettai due uomini che intasano il vicinato con l’odore di soffritto all’ora di pranzo, o fanno rimbombare le pareti nelle ore notturne, ridestando ai coniugi secondo natura ricordi ormai relegati all’antiquaria. Per un credente non sarà facile constatare che una coppia così differente possa vivere felice. Scoprire che fare la spesa, pagare le bollette, passare l’aspirapolvere, tinteggiare la casa, portare il cane a spasso siano attività affrontabili da due uomini o due donne, magari senza neppure condirle con reciproci insulti, ripicche, ricatti, sbuffi. Sarà ancor più arduo vederli invecchiare insieme: seduti in giardino di sera a fumarsi una sigaretta e a sorseggiare un bicchiere di vino; passeggiare l’uno vicino all’altro, magari sorreggendosi a vicenda, nello stesso viale alberato che percorrono loro tirando avanti i passeggini o ascoltando distrattamente i sempre identici discorsi della moglie o del marito. La tragedia sarebbe constatare che un matrimonio tra simili non soltanto sia possibile ma sia perfino più appagante, coinvolgente, realizzato di parecchi tra marito e moglie.

Certo, è un punto di vista opinabile: non è tutto oro quel che luccica.

Una delle catastrofi che fin d’ora prefiguro sarà una nuova e forse più agguerrita invasione di bomboniere terribilmente di cattivo gusto sulle bancherelle dei mercatini delle pulci. Ma è un problema che egoisticamente non mi tocca: quand’anche andassi in Irlanda, sarei certamente così ebbro di Guinness da sorvolare sulla piaga del kitsch, endemico effetto collaterale dei regali di matrimonio.

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