Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Un consiglio per un regalo diverso dal solito


I giorni a ridosso del Natale, puntualmente, per me sono destinati ai regali. Sfrutto la manciata di ferie a credito per una sfibrante e inumana ricerca, ché manco per trovare il Sacro Graal s’investono tante energie. Poi, che sia anche quello giusto, azzeccato, gradito… sarà un altro paio di maniche: le persone a me care hanno troppo tatto per palesare una smorfia di disgusto, o forse preferiscono lo sforzo nel simulare anziché la rogna di sorbirsi una reazione stizzita.

Rispetto agli anni passati, nel presente una dritta l’ho ricevuta. Già, perché lo stillicidio non è deambulare di negozio in negozio; affrontare code; transitare dal freddo al caldo e dal caldo al freddo; attendere paziente l’incartamento del pacco che una flemmatica commessa indugia a terminare… tutto ciò è un piacere inenarrabile, ovvio;

lo strazio è esigere un impegno titanico dalla fantasia Condividi il Tweet

peraltro piuttosto provata dalle cene e dagli incontri augurali di questi giorni.

Ebbene, quest’anno non dovrò lambiccarmi la mente, il suggerimento arriva da qui:

 

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Sarebbe egoistico tenerlo soltanto per me, quindi di buon grado giro il consiglio a chi mi legge, sperando possa esservi utile.

Perché regalare un congiuntivo al posto del solito diamante? Perché il vecchio adagio “dimmi come parli e ti dirò chi sei” sarebbe di per se un motivo più che valido, ma in aggiunta c’è – a mio modesto avviso – un valore supplementare.

Sì, perché a spiegare chi siamo potrebbe bastare il fuoristrada, l’abito firmato, il fisico palestrato, le foto su Instagram delle pietanze luculliane e delle bottiglie esclusive da far invidia a un pranzo degli dei nell’Olimpo; o quel gran pezzo di ragazza o di ragazzo che ci si porta appresso, ben più eloquente di una carta di credito per attestare il proprio status; oppure la sequela di titoli dottorali, accademici o cavallereschi sul biglietto da visita o sulla targa in ottone davanti allo studio.  Il “di più” è squisitamente filantropico. Regalare un congiuntivo educa allo stile, invoglia all’esercizio mentale, eleva l’uomo dalla condizione di primate alla razionale.

Inoltre rende merito alla memoria degli insegnanti, magari già trapassati, che se ne compiaceranno dall’alto del Cielo, tra un caffè e l’altro sulle nuvolette cotonate.

Riporta alla luce i bei tempi che furono dell’età scolare, con benèfici effetti di ringiovanimento. Non solo. L’uso del congiuntivo in un discorso ordinario crea stupore in chi ascolta, al pari dei gemelli d’oro che sbucano dalla manica della giacca o dei seni rifatti ostentati dalla scollatura procace.

Desta ammirazione ben più dei capelli ramati, per un uomo maturo, o delle labbra tatuate, in una donna con qualche stagione di troppo sulle spalle.

Dopotutto – recita l’invito – è un regalo vintage, e ben sappiamo quanto vada per la maggiore!


 

Per le indicazioni su come utilizzare il regalo, la garanzia e i costi, ci si può rivolgere all’Accademia della Crusca.

 

 

L’immagine invece è tratta da facebook, da un’originale e brillante pagina:  

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1 Commento

  • Silvia Ghidinelli 29 Dicembre 2015 at 9:20

    grazie della bella riflessione…
    Perché non proporre ai negozianti di far regalare il “lei” da parte dei loro giovani commessi agli attempati e straniti clienti??????
    Il “tu” a tutti non fa sentire giovani ma fa sentire loro, cioè i commessi, inadeguati. Parlo da parte mia, di una senior, evidentemente. Ma, a quanto pare, siamo nel bel paese dove il tu risuona………

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Commenti chiusi.

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