Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Un po’ di sano allarmismo non ha mai fatto male a nessuno


Va per la maggiore, l’allarmismo. Su tutti i fronti: dall’eccesso di caldo come denuncia la TV, all’eccesso di imbecilli sui social, come ci ha messo in guardia Umberto Eco non troppo tempo fa. Ho sentito impellente il dovere morale di farne anch’io, perché sono sensibile all’emulazione e, ancor più, alla filantropia. Dopotutto l’allarmismo, oggi, è equiparabile alle opere di carità nel passato: mette in guardia e salva molte vite. Qualunque allarmismo parte da una condizione all’apparenza ovvia: d’estate ci si aspetta – e per i più sensati si pretende – il caldo; la madre degli imbecilli è sempre incinta e il sole dovrà splendere pur per loro da qualche parte. L’ovvietà viene poi esasperata: l’afa si trasforma in una piaga supplementare di quelle bibliche; l’imbecillità subisce una maggiorazione virale, come se chiunque che non sia un premio nobel, scrivendo su fb, contaminasse il creato con la propria pochezza mentale.

La mia accorata denuncia segue i medesimi canoni: la buona parte di noi ha occhi per vedere, ma non teniamo abbastanza conto che parecchi li usano per scopi e intenzioni immorali.

Sono i “guardoni”! Voyeur, per dirla alla francese, una lingua che riesce a nobilitare un po’ tutto: dalla prostituta, nei bei tempi che furono, elevata ad escorte, all’intramontabile arricchito arrampicatore sociale in parvenu. Fa eccezione Salvini, intraducibile in qualsivoglia idioma ma il cui significato resta universalmente noto. Vabbé, francesismi a parte, i guardoni proliferano. Ovunque. A me ed a un amico è bastato scendere un pomeriggio nei pressi dell’alveo di un fiume per documentarne l’attività solerte e indefessa. Ovvio che le rive dei torrenti, la vegetazione rigogliosa, la tranquillità del luogo siano condizioni ottimali. Ma non illudiamoci che stiano soltanto lì. Sono dappertutto, e senza un sano, genuino e disinteressato allarmismo non faranno che moltiplicarsi. Questo flagello può essere ridimensionato, se non sconfitto del tutto. Il voyeur si alimenta delle pratiche altrui quando i soggetti osservati non pensano, non ci fan caso, non si pongono… la questione di essere visti, scrutati, esaminati. Di conseguenza quest’ultimi s’illudono di essere soli al mondo o, al massimo, con intimi con cui abbandonarsi in completa tranquillità. È a questo punto che ci si lascia andare e ci si comporta con una spontaneità tale da lasciar liberi i freni inibitori, il buon senso e, spesso, perfino il comune senso del pudore. Tutto condimento appetibile per i guardoni. Manna, per loro. Basterebbe invece ricordarsi – sempre – che altri possono vederci, sentirci, osservarci, guardarci, e che i nostri gesti, le azioni e le scelte – pure quelle molto personali – si traducono in visibilità.

Il video qui di seguito riproduce una delle più classiche e scontate situazioni. Non ha valenza informativa, ché l’ultima cosa che vorrei è mettermi in competizione con i giornalisti. Mi auguro però che possa essere utile. Mi permetto d’invitare coloro che abbiano cara l’igiene morale e sociale sia personale sia collettiva a condividerlo, pigiando delicatamente su uno dei tasti con le icone dei social posti in fondo all’articolo sulla destra.

Grazie.


Riprese fotografiche e montaggio video: Hoficina alchemica, a cura di Dario Parise, da un’idea di Ignorante con Stile.
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