Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Un pulpito a chiunque, in nome del popolo sovrano


Il pulpito ritratto in questa immagine l’ho fotografato nella cattedrale di Bruxelles: una cosuccia da niente, poco ingombrante e per nulla appariscente.

Quando visito una chiesa – pratica che assolvo in ogni viaggio nel Vecchio mondo – l’occhio cade per prima cosa sul pulpito; a seguire cerca l’obolo delle elemosine; infine osserva il contesto.

Sto lontano soltanto dalle acquasantiere per evitare di far ribollire il contenuto qualora mi avvicinassi troppo.

Le cassette per le offerte riservano spesso piacevoli sorprese perché non di rado ci si ingegna per ricordare a chi entra l’impellenza di aiutare i poveri, o anche soltanto di alleviare il peso dei propri peccati donando con generosità.

Il pulpito però è l’elemento che più solletica la mia immaginazione. Maggiormente è solenne, monumentale, imperioso e più alimenta la fantasia: chissà che omelie terrificanti sulle torture dell’inferno e gli spasimi della dannazione eterna hanno fatto vibrare i cuori da lassù! Quanti fiumi di lacrime sono scaturite da prediche toccanti!

Diamo un pulpito a quest’uomo! O magari a questa donna…

Ci vorrebbe una raccolta di firme, una petizione popolare, uno sciopero di massa perché lo Stato doti di un pulpito almeno una piazza, un incrocio sulla via pubblica, un parco di qualsiasi paese della nostra bella patria.

Ciascun pulpito dovrebbe essere accessibile ai cittadini senza alcuna distinzione di cognome o di conto in banca. Pure i sobri e gli astemi – volendo – potrebbero usufruirne.

un pulpito immerso nel verde

Le magnifiche sorti e progressive ci hanno liberato dal monopolio della predicazione edificante ma un tantino monotematica elargita dal pulpito delle chiese; chi vuole può ancora apprezzarla, ma oggidì è riduttivo ritrovarsi a leggere sui social splendidi sermoni sapendo che resteranno relegati a pochi eletti, abbastanza accorti da attivare le notifiche di una comunità virtuale o di un’amicizia intrisa di saggezza, di eloquenza e di virtù.

Un pulpito non si dovrebbe negare a niuno

Troppo di frequente c’è la tendenza di mettere a tacere coloro ai quali non difetta l’estro divulgativo o la partigianeria, e che come unica colpa vantano bastevole stima di sé per convincersi d’avere il monopolio della ragione.

Confesso che anch’io talvolta provo il biasimevole stimolo di tirar lo sciacquone davanti a certe uscite. Poi però realizzo che il mondo è bello perché è vario, e non son nessuno per zittire le altrui uscite. E metto in conto che molti altri abbiano pieno diritto di pensare la stessa cosa di me.

A questo punto li si dovrebbe far salire in alto, a prender posto lassù, ben visibili e udibili ai mortali.

Allora m’immagino l’uditorio accalcarsi sotto. Un profondo silenzio. L’inizio della predica.

un pulpito in un parco

Il pulpito regala grandi soddisfazioni

Uno dei vantaggi del pulpito sta nel non ammettere contraddittorio, e già solo questo dovrebbe galvanizzare certune anime belle che si compiacciono di predicare a destra e a manca, forti del fatto che con un clic mettono a tacere chi osasse confutarle, come una saetta mandata da Zeus: “pluff” e non ci sei più!

La soddisfazione maggiore risiede nel veder di sotto la folla che man mano cresce, s’infittisce e pende dalle labbra di chi predica: è da lì che si ha la misura della bontà e dell’efficacia di quanto si proclama, ben più di un’esigua manciata di like su un social.

Infine dal pulpito il proprio verbo si diffonde nell’aere arrivando anche alle orecchie di coloro che la sorte ha privato delle perle di saggezza elargite in un’ipotetica comunità virtuale o dal proprio profilo personale: è filantropia pura!

… Al tuo pargoleggiar gl’ingegni tutti,
di cui lor sorte rea padre ti fece,
vanno adulando, ancora
ch’a ludibrio talora
t’abbian fra sé. Non io
con tal vergogna scenderò sotterra…

Leopardi, La Ginestra

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