Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Una collezione che sarà un investimento nel tempo


Immagine

 

Maggio, mese mariano, periodo di devozioni. Quest’anno l’aria è impregnata di uno zelo particolarmente acceso, a constatare dai numerosi santini messi in giro.

Il santino è un’immagine stampata su carta che ritrae l’anima pia soggetta alla devozione. Ve ne sono di rari, alquanto artistici, come pure di dozzinali e – diciamocela tutta – di cattivo gusto. Solitamente sul retro vi è una preghiera da recitare, un invito a ricordarci di lui al momento giusto. Sul verso, oltre al ritratto, si trova anche un motto: più è efficace e sintetico più lo si riesce a mandare a memoria con facilità, che è lo scopo precipuo del santino, altrimenti basterebbero le statuine in gesso, in legno o in avorio. Il santo, oppure il beato che mira all’onore dell’altare o alla gloria del Bernini, è presentato nel miglior modo possibile. Secondo un principio – che con il Lombroso ha fatto scuola – un volto realistico ma non bello potrebbe incutere delle perplessità, quindi là dove Madre Natura non ha dato del suo meglio ci pensa l’artista a fornire l’effetto desiderato, affinché l’impressione sia di elevazione morale, come ci si attende da una persona dotata di virtù eroiche, prerogativa di santità.

Ne girano di tutti i tipi e per ogni gusto: ciascuno ha la facoltà di raccogliere e conservare un santo, un beato o un servo di Dio per qualsivoglia evenienza. Perchè scopo della devozione, per coloro che sono abituati alla venerazione degli eletti, è trovare l’intermediario ideale per le proprie necessità. D’altra parte i santini a cosa servirebbero se non a porsi come strumenti per promuovere grazie? Quelli che si portano appresso la fama di fare miracoli sono, manco a dirlo, i più gettonati dal popolino, che si affida a loro confidando nel potere taumaturgico dell’immagine sacra. Maggiori sono i portenti legati alla nomea del santo e altrettanto proporzionale sarà il numero dei fedeli che lo venereranno. Il fatto poi, come osservava Émile Zola, che a Lourdes ci fossero molte stampelle ma nessuna gamba di legno… non deve trarre in inganno: basta una fiducia cieca – è il caso di dire – e i miracoli avverranno. Come no.

Purtroppo l’animo umano è incline all’oblio e i santini potrebbero con il tempo rischiare una brutta fine. Ricordiamoci che gettarli via non è buona cosa, pare addirittura sia di malaugurio perché annulla la protezione*.

La tradizione popolare ammette un’eccezione, però è basilare rispettare un certo bizzarro rituale, che prevede la recita di una sorta di giaculatoria: “Come santo ti venero, come carta di strappo”, a titolo di cautela.

Non si sa mai.

 

 

 

*G. ANGIOLINO, Santi e santini: Iconografia popolare sacra europea dal sedicesimo al ventesimo secolo, Napoli 1985.

 

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