Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Caravaggio

Una furtiva lacrima


«… negli occhi suoi spuntò…», cantava Nemorino osservando Adina.

Si può piangere di dispiacere, di dolore, di commozione, di gioia: ogni occasione può esser buona per gli animi sensibili, travagliati o euforici. E poi ci sono le lacrime di coccodrillo – di finto rimorso – e nel versarle c’è chi riesce a raggiungere vette insuperabili d’artifizio.

Infine nella casistica si possono annoverare le lacrime a comando. Per alcune sono una fonte di reddito, come per le prefiche pagate ai funerali per simulare la tragicità delle esequie; per altre risultano un’opportunità per ottenere favori, come ben si cimentava da bambina una delle mie sorelle. Era capace di passare in un battibaleno dalla gioia a pianti torrentizi, se la contingenza del momento richiedeva una scena patetica e struggente. Grazie a questa tecnica, affinata con un esercizio costante, le veniva concesso per pietà o per sfinimento ciò che nessun altro in famiglia avrebbe mai avuto, neppure domandandolo in carta bollata.

Or bene, oggi mi è capitato di vivere una scena particolare. In una mostra che raccoglie i capolavori del Caravaggio – non le opere originali ma comunque riproduzioni di altissima qualità – una visitatrice mi si è avvicinata, accompagnata da un uomo.

I modi e il garbo palesavano una signorilità che non si limitava all’eleganza nel vestire ma attestavano una sensibilità e una cultura non ordinari. Il volto tradiva però una sofferenza interiore, come se un velo di tristezza le impedisse quella serenità d’animo che ci si aspetterebbe d’intravedere in una così bella persona.

Era venuta apposta da fuori a visitare questa rassegna, mossa dalla passione per il Caravaggio.

Mi domandò se potevo esserle d’aiuto. Ovviamente professai la mia più totale disponibilità, qualora avessi saputo come lenire il suo sconforto, dipinto in viso con un realismo pari, se non maggiore, ai capolavori del Merisi.

«Vorrei donare una lacrima», mi disse.

Trasalii. E il mio sguardo fu abbastanza eloquente da indurla a farmi meglio comprendere il senso della frase, per evitare un fraintendimento magari foriero di trattamenti sanitari obbligatori.

«La Maddalena penitente…», proseguì con una flebile esitazione, quasi che la rivelazione che stava per farmi di lì a poco richiedesse ponderatezza nelle parole, per sottolineare l’infelice circostanza: «… ho avuto l’occasione di rimirarla a Palazzo Doria Pamphilj – l’originale… a distanza ravvicinata – e una lacrima ne solcava il viso». Fece una pausa; per un attimo studiò la mia reazione.

Mi aveva colto del tutto impreparato. Non potevo mentire, anche perché basta guardarmi per accorgersi subito se tento di bleffare – ragion per cui mi sarà sempre inibita una carriera politica –, e d’altronde neppure potevo ribattere che l’avevo asciugata io, con un fazzoletto di pizzo, mosso da un afflato benevolo verso la peccatrice convertita.

Son moti dell’animo che richiedono una certa confidenza. Atti di galanteria che soltanto un cavaliere navigato o un dongiovanni impenitente possono permettersi. In frangenti del genere sarei capace di infilarle un dito nell’occhio, maldestro qual sono. Senza tener conto che la Maddalena fu donna di provata esperienza e avrebbe potuto pensar male se avessi azzardato a sfiorarle il viso.

Così, con aria stralunata, ho ricambiato quanto dettomi con un cenno del capo, aggiungendo timidamente, con fare assertivo: «una lacrima, già».

«La Maddalena, qui, è senza lacrima. Non si vede. L’ho scrutata per bene, non c’è. Eppure posso garantirle che nell’originale si vede».

Ora, ai comuni mortali potrebbe non voler dire nulla la constatazione, se non – al massimo – che le opere non siano poi cotanto fedeli agli originali. Ma nelle intenzioni della signora non c’era il fine d’intavolare una disquisizione di stampo manzoniano con il D’azeglio sul vero e il verosimile, e neppure di discettare sull’autentico, il non autentico e il falso.

Quanto mi ha colpito in lei è stata l’importanza che giustamente dava alla lacrima. Perché quella lacrima attesta il pentimento per la vita dissoluta prima della conversione, e anche la gioia sommessa e intima per la conseguente benevolenza divina, in grado di donarle una nuova vita.

Il fatto che una visitatrice arrivi a coglierne la portata simbolica; a dispiacersene per non averla vista nell’opera lì esposta; a rammaricarsene senza spirito polemico ma per il puro amore di un dettaglio, che solo dettaglio non è… mi fa ben sperare nell’umanità.

Significa che ancora esistono persone mai sazie di ricercare; intelletti che osano, scrutano, indagano, approfondiscono.

E magari condividono questo loro stato d’animo, cosicché, senza volerlo, alimentano nell’interlocutore una fiducia nel prossimo che spesso fatica a farsi strada, tra l’indifferenza e la superficialità dei più.

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