Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

“Una maschera ci dice più di un volto”.


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In difesa della cause perse è un testo del filosofo Slavoj Žižek regalatomi qualche settimana fa da alcuni amici. All’inizio dell’opera l’autore scrive: «L’era delle grandi narrazioni è finita», o «Abbiamo bisogno di un “pensiero debole” contrapposto a ogni fondazionalismo», e poco più avanti «in politica non dobbiamo più aspirare a sistemi onnicomprensivi e a progetti di emancipazione globali, ma solo a forme specifiche di resistenza e intervento»; salvo poi chiosare poco dopo: «Se il lettore avverte una pur minima simpatia per queste affermazioni, smetta di leggere e metta da parte questo libro».
Verrebbe da pensare che l’invito sia rivolto a quasi tutti coloro che stanno entrando nell’agone politico delle elezioni amministrative. Nella gran parte delle fazioni in lizza  c’è una sorta di distinguo, di presa di distanza, da quanto può ricondursi a un’ideologia, come se fosse stata quest’ultima, cioè il patrimonio di idee, di valori, di indirizzi, di trattazioni, ad aver distrutto e portato alla rovina la società contemporanea, e non coloro che questa ideologia non soltanto non l’hanno incarnata ma addirittura l’hanno tradita; per non dire di chi nemmeno l’ha avuta – un’ideologia – ma ha sviluppato in un ventennio un programma tutto incentrato nella difesa del proprio utile e nello sviluppo di un potere del tutto personale, a livello nazionale.
Ora si chiede ai cittadini di guardare alla persona; di riporre fiducia nell’individuo, nei programmi e nelle idee che costui e chi lo affiancherà porteranno avanti. Più si sgombera il campo da riferimenti ideologici – ritenuti alla stregua di tabù che il galateo invita a rimuovere – e meglio sarà. Insomma, pare che nelle città di mediocri dimensioni valga la regola di abbandonarsi nelle braccia di un qualcuno. La tentazione di pensare all’ormai logoro termine “uomo della Provvidenza” confesso che è lì, sulla punta della lingua o sull’estremità delle dita prima di pigiare i tasti del pc: anziché scegliere secondo un orientamento politico giova optare secondo la persona.
Gli dei hanno permesso che, almeno per la mia realtà locale, vi sia l’opportunità di soddisfare i gusti, le inclinazioni e i desiderata di buona parte dell’elettorato pensante. Non è poco, se paragonato a quanto ci propone talvolta il panorama nazionale.
Si è candidato un medico in pensione, noto per la sua disposizione verso gli altri. Una figura rassicurante perché l’idea di affidarsi a chi ha curato per una vita gli altri con professionalità non può che indurre a benvolerlo. La sua biografia attesta dell’impegno e della capacità di ascoltare tutti.
Si è candidato un giovane appena quarantenne. Una figura rassicurante perché è digiuno di politica attiva, lontano dai “maneggi del mondo” come si diceva all’epoca delle corti rinascimentali; si porta appresso l’energia e la vitalità di chi decide di scommettere sulla propria città, facendolo in modo altruistico, con un bagaglio di idee e di metodi innovativi.
Si è candidata una madre di famiglia con tre figli e un’attività lavorativa che persegue quotidianamente nella sua bottega artigianale. Una figura rassicurante perché capace di coniugare attività familiare e lavorativa, senza con questo rinunciare all’opportunità di fare qualcosa di tanto utile ma impegnativo per la collettività come sarebbe occupare il ruolo di prima cittadina.
Si è candidato un ex insegnante ora regista teatrale che ha fatto del suo trasmettere agli altri ciò che sapeva, culturalmente e umanamente, una vocazione costante. Una figura rassicurante perché con umiltà e instancabilità offre tutto il suo tempo e le sue energie a favore di chi desidera imparare e mettersi in gioco.
Bel dilemma dunque, se sul serio dovessi scegliere la persona, dato che «Veritas filia temporis» ma sarebbe troppo tardi appurarlo a cose fatte. Tanto varrebbe ripristinare il “gioco dei nomi” che facevamo da piccoli, seduti tutti in cerchio, con uno di noi in centro, bendato, chiamato a indovinare il nome altrui prima di essere colpito.
Beh, siamo adulti, e ci restano i programmi.
Ma la contingenza della vita, la precarietà del mondo, l’insorgere di accidenti esterni non prevedibili, le congiunture astrali avverse… insomma… tutti siamo consapevoli – proprio perché maggiorenni e vaccinati – che per quanto seducenti o coinvolgenti, allettanti o pragmatici, i programmi sono dotati di una sostanza chimerica che li rende alquanto effimeri, anche quando nascono con le migliori intenzioni.
Illuminano la mente, scaldano l’animo… come i fuochi fatui.

 

 

Il titolo è una citazione da Oscar Wilde, Pen, Pencil and Poison, 1889.

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