Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Una premessa necessaria


Questa è una premessa. Un’introduzione, insomma, al prossimo articolo, che sarà in forma narrativa: il racconto di una nottata in Spagna, delle vicissitudini intercorse – alcune delle quali assai spiacevoli, viste con il cosiddetto “senno di poi” – nonché della morale che ciascuno potrà trarre qualora avrà la compiacenza di leggerlo.

Le persone dabbene sono avvisate che nulla vi sarà di edificante, pertanto sarà a loro discrezione decidere se investire del tempo – che come è noto è prezioso quanto l’oro – accingendosi alla lettura, oppure dedicarlo ad attività più proficue al bene dell’umanità, come il lasciare commenti d’encomio alle bufale condivise sui social o intrattenere amene conversazioni tra amici intorno alle amanti dei propri conoscenti.

Gli individui di dubbia moralità, di contro, è possibile che si ritroveranno delusi dalla lettura, perché quanto raccontato di poco o nulla scalfirà la malsana coscienza.

Tutto parte da un recentissimo viaggio a Barcellona, intrapreso con tre giovani amici. Già questo induce comprensibilmente alla riprovazione perché non si conviene a un adulto prossimo a una veneranda età compartecipare a una vacanza con dei poco più che ventenni. Lo scrivente però ha un’inclinazione innata per il sovvertimento dei luoghi comuni, pertanto – svestiti i panni dell’incartapecorito cultore di vecchi carte – ama non precludersi quanto la vita e la compagnia di care persone possono offrirgli. Poco o niente gl’importa dell’età, degli orientamenti e degli stili di vita, della classe sociale o del grado di cultura di coloro che la buona sorte ha la benevolenza di presentare sul suo cammino.

Pur consapevole che nulla al mondo equipari le stimolanti conversazioni con i propri coetanei intrise di quotidianità; di figli adolescenti in odor di università; di carriere in corso; dell’inequivocabile fascino della vita borghese fatta di ferie nei villaggi turistici, di muti estinti, di nuovi modelli d’automobili o dell’ultimo acquisto della squadra del cuore… per una sorta di masochismo l’autore di queste righe si lascia trasportare dall’euforia, dall’amore per la vita, dalle scommesse sul futuro che della gioventù son prerogativa e linfa vitale. È un trasporto distaccato, perché non ha di che spartire con la sua esistenza, ma non di meno è gratificante: la mente resta aggiornata; lo spirito rinasce; la proverbiale distanza tra generazioni è destinata ad offuscarsi come certi moniti morali di provincia buoni a lenire le frustrazioni di chi non ha mai vissuto una vita autentica.

Ebbene, i tre compagni di ventura che, come arguibile per la loro età, non disponevano di risorse bastevoli per permettersi un cicerone patentato, han fatto di “necessità virtù”, nominandomi loro «servitor di piazza» per illustrare le bellezze e le architetture della capitale catalana.

Scelta improvvida perché, più che descrivere quanto di bello l’ingegno civile avesse edificato in terra di Spagna, mi son lasciato trascinare nella narrazione di quanto più disdicevole l’animo umano abbia architettato nei secoli a danno del prossimo.

Così, dopo un primo pomeriggio trascorso discettando della limpieza de sangre; della mai abbastanza lodata inquisizione spagnola e degli esilaranti spettacoli denominati autodafé; infine delle amenità promosse dall’illuminato regime di Franco… due dei nostri amici han ben pensato di programmarsi l’itinerario in autonomia, nei giorni successivi. Il tutto in pieno accordo e armonia, però costringendo il sottoscritto e il suo sodale a rivestire i panni di don Chisciotte e del fido Sancho Panza, con quel che ne è seguito, e che mi accingerò a narrare prossimamente.

Quindi, in conclusione, il racconto serve:

  1. per confermare agli eletti che viaggiano sulla retta via la bontà delle loro convinzioni: il male va prevenuto, riconosciuto ed evitato;
  2. per ammonire le menti pure su quanto perniciosa sia l’iniziativa di recarsi in una città lontana, addentrandosi nei suoi meandri di notte, perché appena calate le tenebre «Diabolus tamquam leo rugiens circuit quaerens quem devoret»: il diavolo, come leone ruggente, va in giro cercando chi divorare;
  3. per rammentare che – sebbene sembri impossibile a pensarsi – non tutti gli uomini liberati dal peccato originale poi scelgono di restare nella grazia divina. Anzi, ve ne sono alcuni che han fatto del male il loro agire ordinario, tanto da farlo sembrare naturale come per noi il confidare nell’amore fraterno e universale.

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