Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Una rara forma di pudore, benigna però


C’è un aspetto del pudore che mi riesce difficile superare. Uno tra i tanti, ma di natura differente rispetto a quelli che ci s’immagina d’avere.

Di solito il rimando è alla sfera intima: ci sono le ragazze di sani costumi che arrossiscono per un apprezzamento, sebbene sincero; c’è il timido, costretto ad acrobazie quando si cambia negli spogliatoi di una piscina pur di non mostrare le proprie pudende; o l’anziana zia che cade in imbarazzo sentendo un improperio, manco l’avesse pronunciato lei.

Spesso vincere il pudore è questione di pratica.

La prima volta che mi ritrovai in una spiaggia di nudisti in un’isola greca avvertii un certo disagio. C’ero finito per caso vagabondando tra calette deserte e selvagge. Ricordo quanto l’esitazione a fermarmi fosse forte. Invece l’effetto liberatorio che ne seguì fu così piacevole che dal giorno successivo preferii quel luogo ad altri più ordinari.

Un pudore insensato ma reale

Riguarda i libri.

O meglio, le mie letture.

Stamane un’amica, insegnante e scrittrice, mi ha chiesto su un social di postare la copertina di un libro al quale fossi particolarmente legato.

Per l’ennesima volta mi ha assalito quel pudore che di consueto emerge allorché mi domandano cosa stia leggendo, oppure cosa lei o lui, a loro volta, potrebbero leggere d’interessante.

Non dovrebbe esserci niente di male nel palesarlo, anche perché al momento non esiste più l’Indice dei libri proibiti. Non rischierei dunque l’onorabilità, la privazione dei miei beni – magari la vita stessa – come accadeva un tempo.

Ciò nonostante m’imbarazza tantissimo stilare un elenco; selezionare un testo tra molti; dichiarare quanto talune opere letterarie m’abbiano cambiato prospettive e modi di vedere l’esistenza.

La riprova di come mi senta le rare volte che cedo all’insistenza sta nell’immancabile reazione dell’interlocutore:

«ma davvero ti sei letto quel mattone?»,

«no… no… che dici mai! Alludevo a qualcosa di accessibile»,

«ahahahah… non ci credo! Ma esiste ancora?»

fino al lapidario: «anche no, grazie».

Non ci si dovrebbe vergognare, né tanto meno temere di passare per elitario nel citare autori relegati tra polverosi scaffali delle biblioteche, noti grazie a qualche esiguo stralcio su quanto scrissero riportato nelle antologie delle scuole superiori.

Invece preferisco tacere, sorvolare o metterla in burla.

M’imbarazza dichiararmi.

pudore

la risposta su facebook

Sotto accusa finisce ciò che non è alla portata di tutti

Spero di sbagliarmi ma ho la sensazione che stia accadendo proprio così.

Lo percepisco proprio partendo dal contesto in cui viviamo, sia nella società reale sia nella dimensione virtuale del web.

Laddove è implicito uno sforzo mentale, intellettuale, cognitivo, quale può essere quello profuso in una lettura impegnativa, una larga parte delle persone ci rinuncia – e ci mancherebbe, nessuno è obbligato – però in sempre più frangenti demonizza o irride chi invece si cimenta e ne trae perfino piacere.

Si è giunti così in basso nella valutazione delle altrui propensioni all’approfondimento culturale che coltivare la passione per libri non commerciali divulgativi e leggeri – beninteso… comunque benvenuti nel panorama bibliograficoè tacciato di snobismo al pari di un arricchito che sfoggia il macchinone di lusso o la barca a Portofino.

Così le scelte di lettura alternative alla moda del momento diventano un tabù, ed io, per pudore, mi ritraggo dal confronto, come succede per qualsivoglia aspetto legato all’intimità più profonda.

Non è per forza un male, ma tant’è: si finisce con condividere quanto ci è più caro e nostro soltanto con chi ha piacere d’addentrarsi nelle reciproche sfere più private.

Il dramma piuttosto è constatare quanto la cerchia sia sempre più esigua ogni giorno che passa.

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