Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Una sorpresa inaspettata


Srotolando mezza dozzina di uova impacchettate in un foglio di carta emerge una lettera in cui si narra di una città. A prima vista sembrerebbe la descrizione a un amico in procinto di visitarla; forse un’invenzione a tutto campo, come esercizio di fantasia o per burla.
La trascrivo qui, con il doveroso beneficio del dubbio:

Mio caro,
ti troverai bene qui. Sappi solo, fin da principio, che visiterai una cittadina alquanto singolare, ragion per cui mi preme descrivertene i tratti più salienti, senza con questo rovinarti la sorpresa di scoprire da te le peculiarità, giorno dopo giorno.

Gli abitanti sono ospitali con i forestieri, se avrai l’accuratezza di farti accompagnare da qualcuno già conosciuto. Non lo fanno per partito preso: è la comprensibile diffidenza di chi non è abituato a socializzare con un viso mai visto in parrocchia, in coda allo sportello di una banca, alla festa di leva.

Di natura son molto umili: a chi conta qualcosa, per meriti o per ricchezze, gli si commissiona il ritratto, ma soltanto quando sarà morto e sepolto il suo dipinto o la propria fotografia vengono appese sulla via principale, una volta all’anno, così non ci si dimentica di lui.

La gente qui è di gran lunga più sana e gode di maggior salute rispetto al circondario, tanto che decenni or sono si è fatto chiudere l’ospedale per l’evidente inutilità, visto che si vive bene e a lungo senza bisogno di un letto in corsia, di medici e d’infermieri.

C’è un forte legame con la campagna vicina, cosicché per le strade cittadine si lasciano crescere vigorose piante selvatiche, per mantener vivo il rapporto con l’agro circostante.
Da fuori, per ricambiare la sensibilità, gli agricoltori s’impegnano, con una costanza lodevole, a inondare l’aria con i soavi profumi del liquame: la sensazione d’essere in una stalla è dunque vissuta con un realismo disarmante pure passeggiando sotto i portici del centro storico.

Quest’ultimi sono il vanto del posto: lì i negozi – secondo una diffusa vulgata – sono gli unici meritevoli di attenzioni in città, forse perché i palazzi di sopra, già dei patrizi locali, rendono aristocratiche pure le botteghe di sotto, per un alchemico processo di comunicazione della nobiltà. Chi li affitta pretende cifre esose dai gestori, quale ricompensa a questo onore blasonato.
Molti, a loro volta, richiedono un balzello a coloro che entrano nel negozio, come s’usava in epoca feudale, così i conti tornano. Questo spiega pure il motivo per cui la stessa mercanzia che altrove costa meno, lì la si paga di più.
Però diversi paventano una potenziale crisi di vendite: sappi dunque che se andrai a comprare sotto i portici farai anche un’opera di carità, per salvaguardarli dalla chiusura, evitando a loro di chiedere in futuro la limosina per istrada.
Essi non temono troppo la concorrenza del web, dei grandi centri commerciali, del ribasso dei salari e del potere d’acquisto.
Non perderebbero neppure il sonno per un’ipotetica inadeguatezza dei servizi o delle merci proposte. La loro paura più radicata sta nell’acuta e perspicace conoscenza dei loro concittadini: li reputano talmente indolenti da non entrare più in un negozio… qualora non potessero parcheggiare la propria macchina proprio di fronte.

Noterai tu stesso che le vie affiancate dai portici hanno pochissimi parcheggi, ma l’evidente e reale constatazione non li smuoverebbe comunque mai dalla convinzione che la chiusura funesta di un negozio derivi da questa terrificante prospettiva.

Amico mio, questa è una località che ama di una passione viscerale il proprio passato, come poche altre al mondo.
Il primo sentore lo si ha arrivando dall’autostrada, dove un imponente cartello pubblicitario le attribuisce l’eloquente denominazione di “Città Antiquaria”, ed è tutto detto!

L’affezione più autentica è palesata quando i cittadini hanno l’opportunità di sentirsi davvero a proprio agio, ossia nel momento in cui a centinaia e centinaia s’acconciano come s’usava a fine Cinquecento.
Non potendo indossare questi abiti ogni giorno a casa, al lavoro o al bar, per la scarsità di sarte disponibili a confezionarne di bastevoli per l’uso quotidiano, allora s’industriano calandosi nei panni dei propri avi una volta all’anno, per alcuni giorni. Certi hanno l’indiscussa fortuna di farlo pure sotto Natale, all’occorrenza.
In questi frangenti si trasformano ed è un gran bel vedere: movimenti gravi, ossequiosi, distinti. Un incedere lento e misurato, che deriva dalla consapevolezza di essere contesse e baroni, duchesse e marchesi, nobildonne dai petti prosperosi e signori di alto rango dai polpacci virili sotto le calzamaglia.

La religiosità è contenuta ma rispettosa: trovando riduttivo portare in corteo solo il busto del patrono, lo hanno dotato di un corpo a misura naturale, cosicché possa vestire gli indumenti liturgici come si conviene a un vescovo, anziché apparire monco, ché non è mai un bel vedere.
Anche per le apparizioni celesti si è più che soddisfatti di quelle avvenute mezzo millennio addietro, nei radiosi e bei tempi dei roghi, senza la smania odierna tipica di altri posti che vantano vergini piangenti o sanguinanti, loquaci o sibilline.

Sono bastevolmente laboriosi da mantenere in attività numerose banche in città, ma parsimoniosi il giusto per non oberare troppo fioraie, pasticcerie, e quelle attività dedite a soddisfare il gusto per il bello o per il buono.

Hanno altresì un forte senso della fratellanza, tanto da garantire l’uscita settimanale di un giornale, spendendo il necessario apposta per conoscere i volti di chi ha lasciato questa valle di lacrime e di leggerne i necrologi. Il settimanale ricompensa questa affezione non tirandosi mai indietro qualora ci sia da rendere dei meriti ai concittadini, perfino per opere che altrove sarebbero giudicate insignificanti e di niun conto.

Si vive bene, qui, e lo constaterai allorché potrai godere della pace e del silenzio delle vie, passeggiando di sera o nei giorni festivi.

Ti farò da Virgilio, facendoti ammirare le bellezze e le singolarità di questa amena comunità.
Cominceremo dalla grande piazza all’inizio della via principale: la struttura fu progettata per apporre dei post-it sul corten, alla maniera delle pasquinate della Roma papale. Purtroppo i bontemponi, di cui non fa difetto la città, si portavano via le calamite messe a disposizione per trattenere i foglietti e, da allora, è arduo cogliere il senso di questa lunga parete di metallo.

Ma son qui apposta per ragguagliarti: sono certo che apprezzerai.

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