Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Verità per verità: i messaggi rivelatori


Avevo promesso nel precedente articolo di pubblicare i messaggi arrivati in forma anonima su Sarahah, e quindi adesso adempio all’impegno.

L’applicazione presupponeva di farlo di volta in volta sui social, così da pubblicizzare il proprio account e, nel contempo, invitare i riottosi all’emulazione.

Visto il tenore di alcuni ho preferito non stimolare troppo i restii, facendomi bastare quanto mi è pervenuto.

Chi si accontenta, gode”… per quel che può valere la massima.

Sono otto. In verità i messaggi erano nove ma quello d’esordio lo cancellai quasi subito: era uno sfottò sul mio segno zodiacale, la cui autrice – che sa quanto detesto l’oroscopo – si rivelò di lì a poco. Bontempona.

L’8 è la rappresentazione simbolica dell’infinito, e tanto basta per dirmi soddisfatto dell’esito della consultazione.

E dunque…

… il primo, giuntomi dopo ferragosto, sul momento mi ha lasciato basito perché firmato.

Identità conosciuta. Come se non bastasse, il tenore delle due righe poteva benissimo corrispondere a chi ha apposto nome e cognome, proverbiale per il suo giudizio fidente.

messaggi Sarahah

 

In serata un mattacchione mio amico ha svelato l’arcano con un messaggio privato, preso dal terrore che l’articolo pubblicato dopo la di lui bravata – che però non aveva ancora letto – stigmatizzasse l’ignara persona.

Una guasconata che come ogni panzana ha avuto vita breve.

Inutile dire quanto invece m’abbia rincuorato cogliere un apprezzamento:

messaggi sarahah

Sarebbe ipocrita millantare una falsa modestia, perché fa sempre piacere sapere dell’altrui stima. Ti responsabilizza di più, ma è altresì d’incitamento a proseguire.

Due giorni dopo mi arriva questo. Manna piovuta dal cielo per esaltare l’ego:

Addirittura concorrenziale allo studio scolastico: galvanizzato e ben contento di essere utile, già vaneggiavo di mettere lo spumante al fresco.

In tarda serata invece le velleità narcisistiche si sono ridimensionate, come è giusto che sia. È buona norma ricordarsi quanto precaria sia la gloria e vano montarsi la testa.

Tutto subito, forse ancora ebbro dei complimenti antecedenti, l’avevo scambiato per un merito. Leggendo l’hashtag ho realizzato che l’invito ad andare a zappare non collimava con la nobiltà socratica dell’essere ignorante. Affatto:

È vero che non si finisce mai d’imparare e lo studio da solo non basta a dare conoscenza, ma quanto il mio contributo nell’agricoltura potesse giovare al settore non è dato di sapere. Geoponico mancato. Forse avrei fatto meno danni alla società, soprattutto se in alpeggio.

Un paio di giorni di assoluto silenzio, poi la notifica annuncia il dilemma:

Le rare anime belle che avrebbero diritto di dire la propria oggidì potrebbero soffrire di demenza senile o riposare in una teca del museo egizio, tanto si perde nella notte dei tempi la memoria di simili eroiche imprese.

L’incognita di chi abbia partorito il messaggio rende piuttosto enigmatica la proposta: vuoi per l’imperscrutabile mano scrivente, vuoi per le intenzioni sottese che con buona probabilità trasudano ironia.

Il 23 agosto non è una data casuale, ma ci sono arrivato dopo una serie di messaggi eloquenti:

Ho sgranato gli occhi perché “la prima volta” lascia il segno. Alludo all’essere tacciato di cattocomunismo.

Sulla cui definizione avrei qualcosa da ridire (e pure da ridere).

Potrei invece ritrovarmi piuttosto d’accordo sull’esito di talune posizioni per le sorti del Paese, sebbene sostenere che siano la rovina mi sembra comunque eccessivo. Il male minore, magari.

Nel pomeriggio nessun arpagone ha lesinato convenevoli. Penso che tanta inaspettata generosità nei messaggi l’abbia suscitata l’articolo del momento: “Indegna”.

 

Il penultimo eccelle per concisione. Pure per autocensura, che apprezzo:

Uno ne prende atto, insomma. Ci mancherebbe altro… con tutto ciò che c’è di bello nella vita!

Infine l’epilogo, da me imposto come cesura a tanta grazia di Dio. Ero satollo, ormai. Poteva dirsi concluso il ciclo. Ho disinstallato Sarahah.

Quest’ultimo sottolinea la dimensione virtuale del blog, che in effetti riduce di parecchio svariate opportunità invece plausibili in edizione cartacea:

Tra l’altro un ulteriore inconveniente rispetto alla carta stampata è l’assoluta mancanza di introiti pecuniari. Anzi, ci metto pure dei soldi di tasca mia.

*   *   *

Grazie a coloro che hanno contribuito investendo il proprio tempo inviandomi i messaggi.

Vivaddio ciascuno ha i propri punti di vista… e pure la sua personalissima maniera di esprimerli.

Mi auguro però che, al di là delle legittime posizioni, anche chi dissente continui a frequentare questo spazio virtuale, non fosse come conferma nella bontà delle sue idee.

 

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