Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Vi racconto di un certo venerdì sera


Una settimana fa. Serata freddina ma ancora tollerabile. La monotonia di inizio weekend rotta dal luccichio a intermittenza dei lampeggianti: polizia stradale prima, ben tre autocarri dell’ACI poi.

In pieno centro storico. Nei pressi della Casa circondariale.

Una manna a vedersi: un po’ perché pareva l’anticipo delle luminarie natalizie, con tutta la soave gaiezza che ne consegue; un po’ perché l’inatteso evento non seguiva a sparatorie, incidenti o invasioni ottomane, quindi nessun spargimento di sangue o urla dissennate della cristianità sotto assedio.

La fuga dell’anarchico Fantazzini ha fatto storia, qui, ma per fortuna nessuno dopo l’ha emulato. D’altronde scalfire la sonnolenza di questa città richiede un eroismo in grado di sfiancare pure Ercole. Infatti dormiamo sonni tranquilli, di solito. Nei venerdì sera in special modo non accade quasi mai nulla.

La quiete è salvaguardata con uno zelo che se fosse pari alla carità renderebbe questo luogo il paradiso dei giusti.

Piuttosto l’unico increscioso incomodo sarà toccato a coloro che, l’indomani, avranno ritirato le proprie vetture nell’autorimessa, sborsando una mancia di doverosa riconoscenza a chi s’è preso il disturbo di portarle a spasso per la città alle 23:00 di notte.

Dopotutto le avevano parcheggiate in una piazzetta chiusa al transito, a fianco del carcere. Lì gli spazi per il posteggio sono riservati alla Polizia penitenziaria: in seconda serata, di venerdì per giunta, non sta bene usurpare posti designati ad altri.

Oltretutto, capitasse mai un’urgenza: un’evasione, una sommossa, una rievocazione della presa della Bastiglia in salsa cuneese… gli agenti chiamati da fuori sarebbero stati costretti a lasciare le loro vetture un centinaio di metri più in là, nella vasta piazza d’armi adibita alla sosta pubblica. Assai ambita in mattinata e nel primo pomeriggio.

Avrebbero dovuto invece sistemarle laggiù gli incauti, compresa la giovane amica cameriera che lavora per qualche decina d’euro servendo ai tavoli fino alle ore piccole. Son quasi certo però che non fosse tra le sue intenzioni porre ostacoli a un’ipotetica chiamata alle armi di tutto il corpo penitenziario di stanza sul territorio.

Vedendo i posti vuoti avrà parcheggiato lì proprio perché rassicurata dall’indefesso occhio della videocamera, collegata a qualche anfratto in gattabuia. Forse un gesto di gentilezza verso gli addetti delle Patrie galere, per dar loro la soddisfazione di constatare che quei posti non restavano sprecati inutilmente. Non ho idea: son supposizioni mie.

Io avrei agito con queste intenzioni. E magari a fine anno mi sarei sdebitato per la cortesia inviando una scatola di cioccolatini o una rosa di Natale; forse delle caramelle aromatiche propedeutiche contro l’alitosi, ché a passar il tempo a scrutare i video – almeno a me – salirebbe su l’acidità.

Sta di fatto che noi eravamo a un’ottantina di metri di distanza, abbastanza lontani dalla portata di tiro – ché la precauzione non è mai troppa – a formare il classico gruppetto fuori dal locale a bere, fumare, socializzare.

La scena, prima dell’arrivo dei camion dell’ACI, comprendeva soltanto la volante della Polizia, immobile. Dispensava bagliori celesti, come quelli che si ammirano presso grotte e anfratti dove son frequenti le apparizioni a pastorelle, a giovani in età puberale e alle anime semplici.

Intorno all’auto di servizio gli agenti erano intenti a far selfie alle targhe delle macchine in stato di peccato mortale.

La situazione non offriva spunti d’attenzione particolarmente coinvolgenti. Ragion per cui, per ovviare alla monotonia del contesto, ci siamo sentiti in obbligo di arricchire le dinamiche a venire con ipotesi più suggestive dei soli scatti fotografici. Va detto che il ruolo di perdigiorno con un boccale di birra o un bicchiere di vino in mano è congeniale a disquisizioni fantasiose. Alcune risentivano di una certa originalità, almeno a giudicare dalle battute e dai consensi raccolti dalla cricca e dai vari curiosi che s’avvicinavano per ricevere ragguagli e opinioni sull’inconsueto evento. Noi, in un afflato di generosità, facevamo del nostro meglio per dispensare perle ammirevoli.

L’arrivo degli automezzi e le operazioni di sgombero hanno dissipato ogni ipotesi bizzarra.

La corsa – tardiva, ahimè – dell’amica cameriera che un samaritano aveva provveduto ad avvisare ha inaugurato un nuovo filone di conversazione, incentrato sulle calamità della vita; sulla onorevole disposizione della ragazza a beneficare la collettività con multe pressoché quotidiane; sulle soddisfazioni del riversare la paga settimanale in contravvenzioni, anziché correre il rischio di prendersi la cirrosi epatica per il troppo bere; di ingrassare di un etto concedendosi qualche sfizio; di stipare il guardaroba con vestiti aggiuntivi o di arricchire le pettinatrici.

La solidarietà di molti dei presenti era tangibile. Accade quando si è accomunati dalla medesima passione. Ogni collezionista lo sa bene: è come una droga della quale non si può fare a meno. E poco importa se anziché alla filatelia, alla numismatica o alle farfalle ci si dedica ai verbali dei vigili, dei carabinieri e, se solo fosse fattibile, delle guardie svizzere. I più ambiti sul mercato, per i patiti del settore.

 Vabbé, mi tocca una confessione: l’articolo doveva raccontare di quanto è emerso poco dopo, la cui narrazione ha colpito non poco la mia pudica sensibilità. Solo che dall’infelice luogo in cui mi trovo, la smania d’investire le ore interminabili nello scrivere ha traformato una breve premessa in una prolissa divagazione. Scusatemi. Rimedierò nel prossimo. 

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