Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Cosa ti passa per la testa?


La mia città è sorta su un terrapieno, in posizione elevata. Così, per raggiungere il centro storico tocca fare quattro salite. Percorse in senso inverso diventano discese. Lo scrivo per far felice Lapalisse.

E questo è quanto stavo facendo diverse settimane addietro, camminando in quella che dall’antico Ospedale Maggiore porta al borgo sottostante, dove abito.

Costeggiavo il vecchio cinema Iride, una struttura degli anni Venti del secolo scorso.

Sulla sinistra verso lo stradone si stende un prato verde, incorniciato da una bordura di contenimento coeva alla costruzione del cinematografo. Dall’altra parte della via, subito dopo il marciapiede, vi è un altro lembo di verde, meno in pendenza di questo, quasi a raso terra. Proprio il più lieve declivio agevolò decenni or sono la collocazione di una lapide in marmo. Si tratta di un vistoso cippo commemorativo che ricorda l’uccisione di un concittadino partigiano per mano dei nazifascisti.

Non era trascorso troppo tempo dal XXV Aprile quindi la pietra riluceva nel suo biancore, perché pulita e addobbata con fiori apposta per la festività. Anzi, il mazzo stava ancora nel vaso. Stava non nel senso che fosse fresco, sebbene i fiori di plastica siano così verosimili da ingannare le api impollinatrici, ma che non fosse stato rubato da qualche cultore del bello.

Rincasavo dal lavoro, dunque procedevo a passo lento, fumandomi una sigaretta. Era un pomeriggio insolitamente tiepido: la giornata ideale per fare due passi.

Doveva aver avuto la stessa pensata, la ragazza sui vent’anni che scendeva la via con un incedere pacato. Era dal lato opposto al mio, piuttosto distante da me. E non era sola: accompagnava un cane al guinzaglio, un bel boxer.

Non ci sarebbe alcunché di stravagante nella faccenda, se non fosse che di lì a poco il cane ha raggiunto la lapide del partigiano. Si è accostato ed ha annusato il marmo. La padrona non ha tirato il guinzaglio per indurlo a proseguire. Se ne è rimasta lì, ritta e ferma come un palo, con uno sguardo disincantato, quasi fosse in balia dell’indolenza, come un passeggero nella sala d’aspetto di una stazione.

La bestiola son quasi certo che non nutrisse un’avversione alla Resistenza, ma il distacco dalle posizioni ideologiche non gli ha comunque inibito la fregola di far minzione. Poco dopo infatti ha alzato una delle due zampe posteriori e ha innaffiato il cippo. La giovane, con una noncuranza degna di un cardinale verso un mendicante qualunque, è rimasta impassibile.

Io m’ero fermato incredulo, sbigottito: la ragazza stava consentendo al proprio cane di urinare sulla lapide del partigiano. Senza batter ciglio, quasi fosse la cosa più logica del mondo.

Aveva – lei – una naturalezza talmente genuina che non ho potuto chiedermi cosa le stesse passando per la mente. Mi pareva incredibile. Sono arrivato ad ipotizzare che avesse scambiato il cippo per un vespasiano collocato lì apposta per far sfogare la vescica ai cani. Magari in cuor suo stava complimentandosi per la lungimiranza del sindaco, capace di venir incontro proprio a tutto.

Nel frattempo è sopraggiunto un giovane. Caso mai nella mente della mademoiselle avesse albergato – pur solo per un attimo – la convinzione d’essere nel giusto, il ragazzo ha provveduto subito a fugarle ogni ipotesi.

Costui, in una manciata di secondi deve aver pensato che l’autrice di una simile trovata non avesse bastevole dimestichezza con le buone creanze, e quindi gli toccava l’ingrato compito di comportarsi di conseguenza, per farsi ben intendere.

In effetti è da saggi adeguarsi all’indole o alla natura degli interlocutori, perché in genere le probabilità d’esser capiti sono maggiori parlando la medesima lingua. Così lui ha lasciato da parte le belle maniere e l’ha apostrofata con epiteti inenarrabili.

Dal canto mio ho sgranato gli occhi vedendolo gesticolare ad indirizzo del boxer, mentre le sciorinava improperi e, in un battibaleno, le chiedeva cosa avesse in quella testa per consentire una tale vergogna.

La figliuola non s’è scomposta. Con noncuranza ha proseguito sulla via… in discesa.

Pure lui s’è rimesso in cammino, borbottando ad alta voce ancora per un bel pezzo… in salita.

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