Ignorante con Stile
Ironia: vaccino senza controindicazioni

Il «Gender» spiegato al mio canarino


Le teorie complottiste hanno un fascino ammaliante sulle menti “acute”: sono il risvolto nobile del pettegolezzo da salotto. Ultimamente la più accreditata pare essere l’ideologia del gender. Ha surclassato gli Illuminati di Baviera, con buona pace dell’abate Barruel; il Protocollo dei savi di Sion; il Piano di rinascita nazionale piduista; il Patto del Nazareno.

Qui, in queste righe, mi sforzo di spiegarla al mio canarino. Per la verità non posseggo un canarino, ma siccome non esiste una teoria gender perché dovrei farmi degli scrupoli nella scelta dell’interlocutore? ho optato per questo pennuto perché l’elasticità del suo cervello è proverbiale, in perfetta analogia con chi davvero crede a tali congetture.

Tra gli speculatori più agguerriti vi sono, manco a dirlo, le sentinelle in piedi: a forza di starsene ritti e fermi dinnanzi alla stessa pagina di un libro aperto hanno finito con elaborare il compendio delle proprie fantasie: siamo loro grati… poteva uscire pure di peggio. Almeno questa fa ridere.

In sintesi – a detta di costoro e non soltanto, perché una certa madre è sempre gravida – l’odierna società sta architettando una soluzione finale manipolando le menti dei freschi virgulti, ossia i nostri pargoletti. Il fine è realizzare un mondo nel quale non esisteranno differenze di genere: niente più maschi o femmine, bensì un fluttuante e libero, ondivago e disinvolto passaggio da uomo a donna nella medesima persona. Ciascuno farà come potrà, a seconda dell’intraprendenza, della fantasia e dei desideri che, di volta in volta, sentirà pulsare dentro. Oggi potrei uscire con barba e baffi, in giacca e cravatta, e domani rasato, truccato, con minigonna e tacchi a spillo. Stasera andare a cena con una procace ragazza ascoltando l’affascinante rubacuori che è in me; e il giorno successivo portarmi al cinema un orsuto, con l’irrefrenabile voglia di tenerezze del momento: in entrambi i casi è sottinteso l’ambizioso proposito di poi passare dalle parole ai fatti. Oppure, magari in quaresima, percepire l’assoluto distacco dalle lusinghe dei sensi, assessuato come un angelo.

Nelle scuole, fin dalle materne, le insegnanti si dovrebbero adoprare per dischiudere ai piccini i segreti della vita, aprendo loro la mente sulle svariate sfaccettature delle tendenze sessuali e delle opportunità per trovar diletto e piacere. Praticamente ben più di quanto, un tempo, i nostri nonni demandavano, per i figli, ai commilitoni della caserma nelle serate di libera uscita. Di più, appunto: i moderni educatori sarebbero tenuti a illustrare ai bimbi modi e aspetti fisiologici delle pratiche che di prassi la Natura fa scoprire qualche annetto avanti, con una buona dose d’improvvisazione, dopo aver serrato le chiavi della toilette a casa, aperto i rubinetti per far scorrere l’acqua, escogitato insulse scuse per la prolungata permanenza in bagno.

Me le immagino – le maestrine – intente in pratiche dimostrative per dischiudere le anime serafiche ai richiami della carne fai-da-te, cosicché «…semen fundebat in terram…»*.

Onan docet.

A questo punto il mio canarino mi osserva reclinando di poco il capo: sbatte le ali ed emette un cinguettio per spronarmi a proseguire.

Il putiferio – il piano nefando ordito dal Governo alle spalle d’inconsapevoli genitori – nasce dall’interpretazione del comma 16 dell’art. 1 della legge 107 del 13 luglio 2015:

«Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni».

Educazione alla parità dei sessi. Non è necessario aver ricevuto i sette doni dello Spirito Santo con la cresima per capire che, fin da piccoli, si cercherà semplicemente di introiettare nei bimbi l’idea che una femminuccia da grande potrà fare l’ingegnere o guidare un autobus senza che ci sia nulla di male; o un maschietto darsi alla danza classica o ambire al podio delle forbici d’oro per chiome femminee. Così come i piatti li può lavare anche il papà senza perdere di virilità, e la mamma può cimentarsi nel bricolage – unghie consentendo. I ragazzi imparano a sentirsi se stessi inseguendo i propri istinti naturali, dunque in futuro non dovranno più provare imbarazzo alla patetica domanda dell’amico dei genitori: “hai già la morosa?” quando, al contrario, il cuore batte per il compagno di banco.

Prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni. Capisco che se mai si concretizzasse si arriverebbe all’estinzione degli omofobi e dei razzisti. Ma dubito che nessuna associazione animalista o ambientalista farà causa: c’è una lista prioritaria di animali ben più preziosi da tutelare.

Il gender, termine anglosassone che ricorda un nuovo virus, non esiste. Ma le campagne di disinformazione stanno inondando il web. Sono un insulto all’intelligenza. Lo dico come uomo e come padre. Chi, oggi come oggi, non desidera in cuor suo la felicità della propria figlia o figlio? E allora è meglio condannarlo a un ruolo che non sarà mai suo, per tutta la vita? Questo solo perché l’officina paterna o lo studio da avvocato devono proseguire, quando magari il figlio vorrebbe essere uno stilista o la figlia un’allevatrice di pecore in montagna? O vivere con un compagno che lo amerà, anziché con la donna di successo e il relativo suocero ben addentrato nella società che conta? Condannati per tutta l’esistenza a una vita di compromessi, di sotterfugi e di scappatoie soltanto perché non accettiamo l’idea che ciascuno debba seguire le sue inclinazioni e rifuggire ruoli imposti a priori dalla società, dalla famiglia, dalla Chiesa?

Personalmente crederò al gender quando ai preti sarà concesso di vestirsi come le suore e viceversa: nel momento in cui vedrò un monsignore con il velo, o una monaca con i paramenti sacri a celebrar messa e confessare le anime in pena… allora… chissà… forse… mi ricrederò.


 

* Genesi 38,9.
NB, L’illustrazione è una rielaborazione di un manifesto di propaganda politica anticomunista: sullo sfondo era raffigurata la falce e il martello.

 

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3 Commenti

  • Complimenti come sempre per lo stile (sic!). Se me lo consenti, mi appunterei il tuo ultimo paragrafo per leggerlo alla fine del mio intervento che farò a tema fra due settimane. Citandoti ovviamente.

  • Meno male che hai chiarito che a lavare i piatti non si perde la virilita’. Ci avevo dei dubbi, ci avevo.

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