Ignorante con Stile
La realtà non supera la fantasia. Quasi mai, perlomeno.

Le buone maniere spiegate con il Coronavirus


Coronavirus ovvero il più persuasivo manuale di galateo dai tempi di monsignor Della Casa: è infatti occorsa una minaccia tanto catastrofica per imporre l’uso della mano – o quello ben più originale dell’interno dell’avambraccio – quando si starnutisce; del fazzoletto per soffiarci il naso; del lavarsi le mani; dell’evitare di parlare con gli estranei standogli praticamente addosso; dell’accalcarsi come sardine in spazi angusti.

Il Coronavirus ha disvelato pure aspetti sconosciuti ai più: c’è chi sottolinea con sconcertante candore quanto il ritorno a ritmi più ordinari faccia riscoprire gli affetti domestici. C’era bisogno quindi di una potenziale pandemia per riportarci alla memoria l’esistenza di una moglie e dei figli tra le mura di casa! Stiamo messi davvero bene.

La colonna sonora del Coronavirus

Il lato migliore di noi

Le mie zone, fino all’altro ieri, erano rimaste immuni. Considerata la lentezza con cui sopraggiungono le novità qui da noi… ci si aspettava l’arrivo del colera, invece la sorte ha voluto malauguratamente farci condividere il contagio, seppure con il consueto ritardo di prassi.

Ebbene, l’evento che ha colpito un nostro concittadino ha subito destato l’afflato umanitario che contraddistingue le anime belle. Qualcuno ha rivendicato la necessità di conoscerne l’identità.

Ho motivo di pensare che fosse per inviargli un messaggio di solidarietà, un mazzo di fiori, una scatola di cioccolatini o un qualsivoglia presente per attestare la vicinanza di noi fortunati, almeno al momento.

Altri hanno ricordato che così potrebbe scatenarsi la gogna nei confronti del malcapitato: ecco cosa accade quando a scuola si son mandati a memoria I promessi sposi… subito si evoca il “dagli all’untore“.

Dal canto mio, l’unico rimando letterario è stato al Boccaccio, ma soltanto perché sto risistemando l’O.B.L.I.O., che verrebbe a proposito per un’ipotetica quarantena. Il fatto è che sono circondato da persone così moralmente integerrime che le uniche novelle da raccontarci riguarderebbero le vite dei santi o quelle dei molti benefattori viventi della mia città. Ben pochi le leggerebbero in seguito, essendo vicende notorie a tutti.

L’alibi perfetto

Me lo ha fornito proprio il Coronavirus: la mia vita sociale da mesi rasenta quella di un eremita. Da adesso l’invito a condurre un’esistenza parca, defilata e lontana da contatti umani giustifica la misantropia che contraddistingue le giornate da un bel po’ di tempo a questa parte.

Vero è che l’isolamento forzato della collettività sta inducendo molti a riversarsi sui social, conferendo alla drammaticità dell’epidemia un elemento ancora più deleterio.

Non a caso la sapienza popolare ha coniato la veritiera affermazione:

le disgrazie non arrivano mai sole.

Si direbbe persino che la spontanea inclinazione di certi gruppi social nel bannare i loro membri ultimamente sia aumentata, profondendo senza parsimonia amuchina virtuale per debellare perniciosi indesiderati.

L'Amuchina sta al Coronavirus come l'acquasanta a Satanasso

Deve trattarsi del naturale istinto di conservazione che spinge a igienizzare il proprio ambiente protetto, facendo pulizia tutto intorno.

Il Coronavirus insegna

Innanzitutto a ricordarci che fossati, barriere, muri o confini ben poco ci fanno nel fermare ciò che è ostile, mentre le pratiche del buon senso si rivelano assai più efficaci.

In secondo luogo che nessuno è mai abbastanza al sicuro: possiamo permetterci il lusso di denigrare le disgrazie altrui quando ci illudiamo d’essere al riparo dalle calamità, ma in un attimo la situazione può volgere imprevedibilmente a nostro sfavore.

Quindi, almeno per quel che mi riguarda, trovo saggio evitare di svilire chi sta peggio trattandolo come un pezzente, visto che potrei ritrovarmi in uno stato perfino peggiore nel giro di un pateravegloria.

Infine il Coronavirus mi rammenta quanto ciascuno di noi, volente o nolente, sia parte di un tutto.

Ci fa toccare con mano come la nostra vita sociale, affettiva, lavorativa sia interconnessa con il mondo circostante, proprio come le scelte che decidiamo di fare oppure di astenerci dal compiere.

Non è vero che la realtà vada avanti anche senza di noi. Al contrario, ciascuno è sempre protagonista del vissuto di tutti. In ogni ambito… nel bene e nel male.

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